Manifestanti iraniani chiedono la rimozione di Khamenei

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Domenica di proteste in Iran, con scontri tra polizia e cittadini che chiedono un passo indietro della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Intanto, il Presidente americano Trump non si dice interessato a negoziare con Teheran. In Iraq, feriti quattro militari iracheni in un nuovo raid

La crisi iraniana ancora in primo piano nello scenario internazionale. Le proteste a Teheran ed in molte altre città iraniane per l’abbattimento del volo ucraino, costato la vita a 176 persone, si aggiungono alle manifestazioni anti governative che proseguono ormai da due mesi nel Paese ed hanno causato la morte di numerosi civili. Soltanto sabato l’Iran ha ammesso di aver abbattuto per errore l’aereo, a bordo del quale vi erano soprattutto cittadini iraniani. La piazza ora chiede un passo indietro di Khamenei.

Il dolore in Canada

Migliaia di persone sempre ieri hanno reso omaggio a Toronto alle 57 vittime canadesi del boeing ucraino. Il premier canadese Trudeau ha promesso che verrà fatta giustizia. La sua vice, Freeland, visibilmente commossa ha affermato che “queste cicatrici non andranno più via”. Tra le vittime canadesi, anche sei giovani studenti universitari.

La Casa Bianca
Venendo alle tensioni tra Washington e Teheran, il Presidente americano Trump ha detto di non essere interessato a negoziare con l’Iran. “Dipende tutto da loro – ha affermato -, ma mai avranno il nucleare”. Per Trump la strategia nei confronti di Teheran deve basarsi ora su tre punti: nuove sanzioni economiche all’Iran; coinvolgimento delle altre potenze mondiali, nella ferma convinzione che l’accordo sul nucleare del 2015 va rinegoziato; l’esplicita offerta di un “dialogo diretto” con i leader iraniani. “Se l’Iran cambia il suo comportamento – ha detto nei giorni scorsi – siamo pronti ad abbracciare la pace”.

“Proteste diverse da quelle di novembre”
“La protesta di questi giorni è diversa da quella dello scorso novembre”. Lo afferma nella nostra intervista Antonello Sacchetti, giornalista, scrittore, esperto di Iran e fondatore del blog “Diruz – l’Iran in italiano”. Per Sacchetti la protesta di due mesi fa “era legata all’aumento del prezzo della benzina, mentre oggi – spiega – non mi sorprenderei nel vedere in piazza contro Khamenei chi la scorsa settimana era in piazza per l’uccisione di Soleimani”. Volgendo poi lo sguardo alla Casa Bianca, il nuovo no di Trump al negoziato con Teheran “dimostra – sostiene Sacchetti – come sia difficile comprendere la strategia americana, visto che questo è il momento migliore per arrivare ad un accordo”.

Nuovo raid in Iraq
Il segretario di Stato Usa, Pompeo intanto ha condannato l’attacco con razzi contro una base militare irachena ad al-Balad, dove fino a pochi giorni fa vi erano truppe americane. Non c’è stata finora rivendicazione dell’attacco, che ha provocato quattro feriti, tutti militari iracheni. L’episodio si verifica a distanza di pochi giorni dagli attacchi missilistici alle due basi che ospitano personale Usa in Iraq, ritorsione di Teheran all’uccisione del generale Soleimani.

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Fonte: Vatican News

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