Manifestazioni in Mali, i leader religiosi invitano al dialogo

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Nel Paese africano continuano le tensioni sociali e politiche. Dopo gli scontri della scorsa settimana, costati la vita ad almeno 11 persone, nuove manifestazioni sono in programma nei prossimi giorni. I leader religiosi del Mali chiedono che si fermi la violenza ed inizi il dialogo: “un appello importante” secondo l’africanista Luciano Ardesi

I leader religiosi del Mali invitano alla calma e al dialogo. Dopo i violenti disordini dei giorni scorsi nella capitale, il presidente dell’Alto Consiglio Islamico, Cherif Ousmane Madani Haidara, il cardinale Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako, ed il presidente dell’Associazione dei gruppi delle Chiese e delle missioni protestanti evangeliche, Nouhou Ag InfaYattara, si sono rivolti alla popolazione attraverso i canali dell’emittente pubblica Ortm. Il cardinale Zerbo, in particolare, ha affermato che il Mali non merita ciò che sta accadendo, si è detto addolorato per le vittime degli scontri ed ha esortato a pacifici accordi. Il presidente dell’Alto Consiglio islamico ha agigunto che la situazione attuale non farà che aggravare le difficoltà del Paese. “Chiedo ai cittadini di calmarsi, qualunque siano le difficoltà, quando si comincia un vero dialogo può esserci una soluzione”. Il leader musulmano ha anche sollecitato il governo ad assumersi le proprie responsabilità ponendosi a servizio dei cittadini ed ha chiesto il rilascio degli esponenti dell’M5-RFP arrestati durante le manifestazioni dei giorni scorsi. Da parte sua, il presidente dell’Associazione dei gruppi delle Chiese e delle missioni protestanti evangeliche ha esortato i cristiani a pregare per la pace nel Mali, domandando in particolare a tutti i cristiani evangelici di pregare per le famiglie che hanno subito lutti ed per una pronta guarigione di quanti sono rimasti feriti.

A Bamako anche la scorsa settimana si sono svolte manifestazioni contro il presidente Ibrahim Boubacar Keita, ritenuto incapace dalle persone scese in piazza di risolvere i problemi del Paese – dall’insicurezza alla corruzione, dalla chiusura di diverse scuole alla sanità al collasso – guidate dal gruppo M5-RFP (Rassemblement des Forces Patriotiques), coalizione di esponenti politici, religiosi e della società civile. La popolazione è stanca anche della crisi economica e del terrorismo jihadista che imperversa e le proteste sono degenerate in scontri dopo che il presidente ha deciso di avviare riforme per fermare gli oppositori e ha respinto le loro richieste di sciogliere il parlamento e formare un governo di transizione. Il bilancio è di almeno 11 morti e decine di fermi. L’opposizione chiede le dimissioni del presidente, ma intanto numerosi esponenti politici, considerati gli organizzatori delle proteste, sono stati arrestati. Nuove manifestazioni sono state programmate nel prossimo fine settimana, a partire da venerdì 17 luglio, nonostante Keita abbia annunciato che si procederà ad un rimpasto della Corte costituzionale, per trovare soluzioni alle controversie circa i risultati delle elezioni legislative dello scorso marzo.

L’importanza del messaggio dei leader religiosi
“Questo tipo di messaggio da parte dei maggiori leader religiosi del Mali, soprattutto in assenza di un’autorità riconosciuta da larga parte della popolazione, può avere una certa efficacia – afferma Luciano Ardesi, esperto del continente africano – in quanto potrebbe portare ad un allentamento delle tensioni”:

Il fatto che le manifestazioni proseguano anche dopo lo scioglimento della Corte Costituzionale da parte del presidente Keita “dimostra che quella era una richiesta minima, legata ai presunti brogli dopo il voto della primavera, quando – ricorda Ardesi – furono assegnati un numero eccessivo di seggi al partito del presidente”. “Adesso però – conclude – i manifestanti puntano decisamente più in alto, ovvero alle dimissioni di Keita, il quale però non sembra affatto disposto a compiere un passo in questo senso”.

Un dialogo difficile
L’alleanza che chiede le dimissioni del capo dello Stato, guidata dall’imam Mahmoud Dicko, ha rifiutato lo scorso mese la proposta di un confronto avanzata da Keita di fronte ai dimostranti che lo accusano di non essere in grado di far fronte alla violenza etnica, a quella dei gruppi armati ed ai sempre più frequenti attacchi nel nord da parte dei miliziani jihadisti legati ad al-Qaeda e all’Isis, in un Paese afflitto da corruzione e stagnazione economica. In un contesto difficile, con il Paese alle prese anche con la pandemia di Covid-19 – quasi tremila i casi ed almeno 121 le vittime – le forze armate francesi lo scorso 3 giugno hanno ucciso Abdelmalek Droukdel, considerato il leader di Al Qaeda nel Maghreb. Lo ha reso noto il ministro della Difesa francese, Florence Parly, aggiungendo che l’operazione è avvenuta nel nord del Mali.

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Fonte: Vatican News

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