Mostra fotografica su Rita Levi Montalcini, “il Cuore Nobel delle Donne”

Mostra fotografica su Rita Levi Montalcini, "il Cuore Nobel delle Donne"
Il 24 gennaio sarà inaugurata a Roma una mostra fotografica dedicata a Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986. Scomparsa nel 2012 all’età di 103 anni, è stata una delle più grandi scienziate del XX secolo e figura di riferimento per molte donne. Intervista al fotografo Maurizio Riccardi, curatore della mostra e autore degli oltre 40 scatti di “questa donna che amava ascoltare”

Vitale, dolce e fortissima come la stretta della sua mano gracile ma potente. La ricorda così il fotografo Maurizio Riccardi che, ad una delle più grandi scienziate del secolo scorso, dedica la mostra “Rita Levi Montalcini, il cuore Nobel delle Donne”. E’ infatti proprio lei, l’unica italiana ad essere stata insignita, nel 1986, della più prestigiosa onorificenza che uno studioso possa ricevere.

La scoperta della piccola proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso, da parte della scienziata all’inizio degli anni cinquanta, “è un esempio affascinante di come – si legge nella motivazione del Premio – un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”. Ma oltre a sondare i segreti della scienza raggiungendo successi e riconoscimenti, Rita Levi Montalcini (1909-2012) attraversa gli orrori della guerra e delle persecuzioni contro gli ebrei. Ricordi forse fissati nei segni profondi di quel viso delicato e indimenticabile, deciso e addolcito da occhi grandi sempre “attenti a tutto”. Riccardi inizia a parlare di lei usando il presente, proprio come accade quando pensi a chi farà sempre parte della tua vita:

R. – E’ un viaggio meraviglioso, stare insieme a lei, perché è una persona al di fuori di quello che si possa pensare – un Nobel – una persona umanamente eccezionale.

Osservandola attraverso l’obiettivo, che cosa ha scoperto di questa donna?

R. – Come lei sa, l’obiettivo ci permette di vedere cose che normalmente non vediamo. In questo caso, soprattutto i particolari di questa donna, cioè: nei rapporti con i giovani, con le ragazze, era sempre disponibile, sempre attenta; rispondeva a qualsiasi domanda, sempre con la curiosità che l’ha spinta in tutta la sua esistenza. Era veramente attenta, in particolare ai giovani e aveva questa voglia di riscatto per le donne e per le giovani ricercatrici, veramente attenta a tutto, ai particolari … Io ricordo una volta, quando le dissi che aspettavo un bambino maschio, lei mi disse: “Guarda, peccato che è un maschio, ma ti faccio gli auguri, perché io penso alle donne, alle ragazze”. Era eccezionale, in questo. A casa sua sono andato più volte per fare delle foto con lei, con i suoi ricordi … era veramente un posto magico. A parte che il suo terrazzo era stato pavimentato con le opere della sorella, ma l’interno era veramente una fucina di ricordi, sia della sua famiglia, con le foto del padre, della sorella … una stanza completamente piena dei fiori che lei amava …

“Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore. Ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. (Rita Levi Montalcini)”

E’ riuscito a scoprire, sempre attraverso questo punto di osservazione privilegiato che è la macchina fotografica, che cosa questa donna amava di più e che cosa invece non sopportava …

R. – Era una donna che amava ascoltare. Non sopportava quando le persone si dilungavano in complimenti, perché lei voleva sapere delle cose: era più curiosa di sapere che non di ascoltare i complimenti che le facevano. Ripeteva continuamente che la sua vita era per gli altri. Qualcuno le chiedeva: “Come è riuscita ad arrivare a questa età ancora lucida, attenta a tutte le cose?”, lei rispondeva: “La noncuranza per me stessa e l’attenzione per gli altri”. Lei da giovane voleva andare in Africa per curare la lebbra, ma non c’era riuscita e questa cosa le era rimasta dentro. Continuava a cercare il modo per aiutare gli altri. Io ricordo anche quando andavamo fuori, in alcune situazioni: lei si svegliava prestissimo, andava a dormire prestissimo e mangiava pochissimo, e noi non riuscivamo a capire come riuscisse a essere così forte.

C’è una fotografia a cui lei è particolarmente affezionato?

R. – Ce ne sono diverse, ma una l’ho voluta inserire all’interno della mostra di proposito. C’è lei, nella sua casa, riflessa in uno specchio e si vede anche la sua mano. Secondo me, è molto significativa, perché c’è il suo riflesso che ancora c’è in noi; e mi dispiace che non la si ricordi abbastanza… e poi la sua mano, perché quando la stringevi, era una mano piccola e potente, una mano che è riuscita a far fare dei salti in avanti alla ricerca nel mondo.

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Fonte: Vatican News

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