Mozambico, lettera pastorale ad un anno dalla visita del Papa

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Il Paese africano che ha accolto Francesco nel settembre del 2019, vive una situazione di instabilità e conflitto. In più occasioni il Papa, anche all’Angelus di domenica scorsa, ha mostrato di seguire e di pregare per quanto sta accadendo così, monsignor Inácio Saúre, arcivescovo di Nampula e vice-presidente dell’Episcopato, ha voluto in una lettera ai fedeli ripercorrere non solo quei giorni ma anche il messaggio lasciato dal pontefie di speranza, pace e riconciliazione perchè possano tutti sentirsi incoraggiati

“Ringraziamo Dio per aver benedetto la visita del Santo Padre nel nostro Paese. La sua presenza tra noi è stato un altro segno della sua vicinanza e solidarietà per tutti i mozambicani, soprattutto per quelli colpiti dai cicloni ldai e Kenneth, e per le vittime della guerra nel nord e nel centro del Mozambico”. Così si è espresso monsignor Inácio Saúre, arcivescovo di Nampula e vice-presidente dell’Episcopato, in una lettera pastorale rivolta a tutti i fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà, ad un anno dalla visita apostolica di Papa Francesco nel Paese, svoltasi a Maputo dal 4 al 6 settembre 2019.

Monsignor Saúre, nel ricordare e ringraziare coloro che hanno reso possibile con il loro operato la visita del Papa in Mozambico, ha riservato una menzione speciale alla Nunziatura apostolica nel Paese e a tutti i gruppi della Chiesa cattolica che hanno dato il meglio di sé affinché il viaggio del Santo Padre fosse un successo. Ha inoltre sottolineato il grande sostegno del Governo che “è riuscito ad interpretare correttamente e pienamente il sentimento dei mozambicani”.

Ricordando come Papa Francesco, un anno fa, abbia lasciato parole di incoraggiamento, di conforto e di guida in una situazione nazionale segnata dall’assenza di una pace effettiva, il presule ha sottolineato che il motto della visita del Pontefice, “Speranza, pace e riconciliazione”, serve ancora oggi “come un vero e proprio programma d’azione” nel contesto attuale.

Egli ha assicurato ai fedeli che il Papa non ha dimenticato il loro Paese, e lo ha dimostrato nel messaggio pasquale e nella benedizione Urbi et Orbi del 12 aprile 2020, quando ha espresso il suo dolore per la situazione a Cabo Delgado, vittima da alcuni anni di attacchi da parte delle milizie islamiche, e il 19 agosto scorso con la telefonata a monsignor Luiz Fernando Lisboa, vescovo di Pemba, quando ha ribadito la sua vicinanza e profonda preoccupazione per la drammatica situazione che continua a vivere Cabo Delgado, assicurando la sua preghiera e la sua benedizione a tutto il Mozambico.

L’arcivescovo di Nampula, infine, per costruire la pace, sfida che va accolta con coraggio e con fede, ha chiesto la collaborazione di tutti i cittadini e di tutte le forze vive, insistendo sul fatto che “il male non può mai avere l’ultima parola” e che “tutto contribuisce al bene di coloro che amano Dio”. La cultura della pace è un processo di riconciliazione, ha sottolineato, che richiede un cambiamento di mentalità in ognuno di noi. È necessario – ha spiegato – porre fine a tutte le forme di violenza e portare avanti con trasparenza i processi di democratizzazione; è necessario disarmare e reintegrare gli uomini della Resistenza nazionale mozambicana (RENAMO); decentrare i poteri e avviare un dialogo sincero con la partecipazione di tutti gli attori politici e civili.

“Noi, come discepoli di Gesù, Principe della Pace – si legge nella lettera -, vogliamo continuare e promuovere una cultura della pace nel nostro Paese, non solo nei discorsi, ma nella vita concreta di ogni giorno, perché la buona politica è al servizio della pace”.

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Fonte: Vatican News

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