Muore il gesuita ceco Joseph Koláček, testimone della ‘chiesa del silenzio’

Muore il gesuita ceco Joseph Koláček, testimone della ‘chiesa del silenzio’
Come tanti nel suo Paese e nell’Europa dell’est, aveva vissuto la propria fede in totale clandestinità a causa della feroce persecuzione del regime comunista. E’ stato responsabile della sezione ceca della Radio Vaticana dal 1971 al 2001. Aveva 90 anni

“La speranza del mondo è Cristo, e il suo Vangelo è il più potente lievito di fraternità, di libertà, di giustizia e di pace per tutti i popoli“. Così oggi in udienza generale papa Francesco riferendo del suo viaggio africano concluso ieri. Certamente lievito di pace fu nella storia dell’Europa del secolo scorso la vicenda drammatica eppure edificante della cosiddetta “chiesa del silenzio”, che particolarmente nell’allora Cecoslovacchia oppressa dal regime comunista, diede testimonianza di eroica fedeltà al Vangelo. Protagonista e in parte vittima di quel regime fu il gesuita Josef Koláček, morto ieri sera a Roma a 90 anni da poco compiuti, responsabile della sezione ceca della Radio Vaticana dal 1971 al 2001 e poi collaboratore della stessa sezione fino al 2012.

La sua vita e la persecuzione del regime comunista
Originario di Brno, era entrato in noviziato nel 1948 tra grandi difficoltà: i sacerdoti, nella Cecoslovacchia comunista, finivano in carcere, e i giovani erano costretti a un servizio militare durissimo, quasi una reclusione. Esauriti questi obblighi, padre Koláček compì clandestinamente gli studi di Teologia e Filosofia per essere ordinato sacerdote, sempre clandestinamente, nel 1968. Fu quello un anno cruciale per la Cecoslovacchia, che in agosto vide i carri armati sovietici entrare nella capitale a reprimere la cosiddetta “primavera di Praga”, il generoso quanto inutile tentativo di Alekander Dubcek di riformare dall’interno il regime comunista. E così mentre i giovani di mezza Europa e d’America cominciavano a scendere nelle piazze per rivendicare vaghe esigenze di libertà, ai ragazzi dell’Europa dell’est veniva perfino impedito di vivere alla luce del sole la loro fede. Per questo clima di crescente intolleranza il giovane Koláček fu costretto a emigrare a Innsbruck, dove su indicazione del Padre provinciale dei gesuiti, ebbe un periodo di formazione nella radio austriaca. Era già destinato infatti alla Radio Vaticana, dove approdò all’inizio degli anni settanta e dove rimase come responsabile della sezione ceca appunto fino al 2001, per poi continuare come semplice e infaticabile redattore.

Autore della sua storia di cristiano, di ceco, di sacerdote
Risale proprio a questa fase del suo servizio professionale la composizione di tre interviste impossibili che si ‘divertì’ a scrivere per la sezione italiana della Radio, scegliendo tre personaggi emblematici per la sua storia di cristiano, di ceco, di sacerdote: il Bambino Gesù di Praga, sant’Agnese e il padre gesuita Antonin Zgarbìk, suo maestro e padre spirituale. In quest’ultima conversazione, egli ripercorre con commozione intensa l’emblematica vicenda di quello che fu un martire della “chiesa del silenzio” e il cui corpo fu trafugato per impedirne i funerali.

Eccone un passo in cui a parlare è lo stesso padre Zgarbìk:

Quella fu solo la conclusione del loro accanito, ostinato odio verso un gesuita che, oltre a ciò, era stato anche provinciale “clandestino”. Un odio alimentato dall’avversione verso Dio, verso Cristo, verso tutta la Chiesa.
Anche dopo la morte continuai a rappresentare per loro un pericolo, come se si sentissero apertamente accusati dalla maggioranza silenziosa del popolo di essere stati ciò che realmente furono: i miei assassini. Sì: assassini. Nessuno, ovviamente, pronunciò mai questa accusa a voce alta, ma gli sguardi della gente, in silenzio, li bollavano come tanti Caino.
Già la sepoltura nella basilica di Velehrad, che inizialmente era stata permessa, fu poi di fatto impedita.
E il mio corpo non fu restituito.
Loro seppero da subito molto bene come la notizia della mia morte in carcere si fosse fulmineamente diffusa in tutta la repubblica… Avevano spie e informatori ovunque, lo sai molto bene, che riferivano loro quante persone si preparassero a venire al mio funerale e quale manifestazione si sarebbe dispiegata contro il regime.
Per loro, chiunque credeva era nemico del comunismo.
Per questo, quel giorno di gennaio 1965, sulla porta della basilica a Velehrad trovaste l’annuncio: il funerale non si farà.

L’edizione integrale della conversazione di padre Koláček con Antonin Zgarbìk sarà trasmessa alle 19.00 di domenica 15 settembre su Radio Vaticana Italia.

Ascolta la conversazione di Padre Kolacek con Antonin Zgarbìk
I funerali del Padre Kolacek si terranno a Roma domani alle 10.00 nella Cappella della Curia Generalizia dei Gesuiti in via Borgo Santo Spirito, 4.

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Fonte: Vatican News

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