Myanmar: giustizia per le vittime della frana nella miniera

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172 morti e 250 dispersi: è il drammatico bilancio della frana di una miniera di giada avvenuta il 2 luglio a Hpakant, nel nord-est del Myanmar. Il crollo è stato considerato una delle tragedie più letali per la principale industria del Paese, che produce il 70 per cento del mercato mondiale

Il 2 luglio è stato un giorno tragico per il Myanmar. Nel nord-est del Paese una frana all’interno di una miniera di giada ha provocato 172 morti, ma sono ancora 250 i dispersi. Un dramma ha innescato una serie di interrogativi sullo stato e sulla sicurezza del comparto minerario birmano. “Compassione e giustizia” per le vittime è stata chiesta dall’arcivescovo di Yangon, cardinale Charles Bo che, in una dichiarazione riportata dall’agenzia Eglise d’Asie, afferma: “Coloro che sono morti non sono stati travolti solo da una montagna di pietre, ma anche da una montagna di ingiustizia”. “Papa Francesco – afferma il porporato – ha messo in guardia contro l’ondata infinita di ingiustizie economiche e ambientali che colpiscono i poveri di tutto il mondo. Coloro che sono morti sono stati sacrificati sull’altare dell’avidità, per l’assoluta negligenza e per l’arroganza delle industrie, che continuano a disumanizzare i poveri di questa terra”.

Più sicurezza nelle miniere
“In questi tragici tempi di pandemia da Covid-19 – ha ribadito l’Arcivescovo di Yangon – milioni di nostri cittadini hanno perso i loro mezzi di sussistenza, ma i morsi della fame non possono essere messi in quarantena. Questo spinge i più poveri a cercare le briciole di giada che cadono dalle ruspe delle grandi multinazionali”. Di qui, l’invito del porporato a “condividere i tesori della natura che Dio ci ha dato”, perché “le ricchezze Myanmar appartengono al popolo”. “Non è la prima volta che si verifica una tragedia del genere – ha concluso – ma se i responsabili non rispondono con compassione e giustizia, non sarà l’ultima delle tragedie disumane”. Intanto, il 3 luglio il governo nazionale ha istituito una Commissione di inchiesta sull’accaduto. Le indagini hanno concluso che la frana è stata di origine accidentale, ma è stata denunciata l’irresponsabilità delle autorità locali per non aver regolamentato l’accesso alla miniera e messo in sicurezza il sito. Due funzionari dell’esercito sono stati sanzionati ed è stato annunciato un risarcimento per le famiglie delle vittime. Da segnalare che in Myanmar l’industria mineraria vede impiegati oltre 400mila lavoratori illegali. Secondo una normativa del 2019, durante la stagione dei monsoni, ovvero fino a settembre, l’attività estrattiva deve essere sospesa. Ma la crisi economica derivante dalla pandemia ha, probabilmente, portato a proseguire le operazioni minerarie anche in questi mesi.

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Fonte: Vatican News

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