Napoli: vie per un Mediterraneo di convivenza pacifica e tollerante

Napoli: vie per un Mediterraneo di convivenza pacifica e tollerante
Il Papa oggi è a Napoli per ascoltare e poi per intervenire al Convegno in corso alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Otto i relatori che lo precedono con le loro risposte alle sfide che ci pone oggi il contesto del Mediterraneo

Quali le soluzioni migliori alle contraddizioni e alle sfide che segnano lo spazio del Mediterraneo? Questa è la domanda che fa da filo conduttore agli interventi di questa mattina al Convegno di Napoli che si è aperto ieri e che si concluderà con le parole del Pontefice dedicate alla teologia più adatta al contesto del Mediterraneo.

Francesco arriva a Napoli da convegnista e prende posto sul grande palco bianco che è stato posto nel cortile della Pontificia Facoltà Teologica del Mediterraneo- PFTIM- tenendo alle spalle proprio il Mediterraneo protagonista della cronaca dei nostri giorni e della storia come della cultura di questa città. Ieri le sfide oggi le possibili soluzioni: il Concegno ha trattato ieri di migrazioni , confronti culturali, religiosi, muri, guerre; oggi è il momento di risponde con i ” luoghi di dialogo”: l’arte, il discernimento, la conoscenza storica, il rispetto interreligioso e una teologia rinnovata. Dopo l’introduzione, affidata a Padre Pino Di Luccio, Decano della sezione San Luigi della Facoltà che organizza l’evento, sono sette le relazioni che il Papa, tranne che per un breve intervallo, segue dal palco.

Arte, luogo di incontro
Arte come bene comune che non fa discriminazioni e mira a raccontare l’uomo in sè. Le opere d’arte non conoscono pregiudizi di classe o di razza; in arte, come ha detto il Papa “non esistono scarti”, al loro verità viene prima di ogni divisione. Di questo parla il professor Giorgio Agnisola critico d’arte e scrittore, che presenta dunque l’arte come reale punto di partenza per parlare di dialogo nel Mediterraneo. Ma la’rte è anche il luogo di incontro dei ” cercatori di senso” di oggi come di ieri. Ne parla il gesuita Jean Paul Hernandez docente di Teologia dogmatica nella sede di Posillipo.

Prof Hernandez: arte e incontro
“L’arte sacra nel Mediterraneo è un luogo sempre più frequentato da milioni di turisti, di persone che vengono a visitare i nostri monumenti, e diventa una piazza di dialogo tra diverse culture e diverse religioni per due motivi: il primo motivo è perche l’arte funziona con immagini primordiali, con archetipi che appartengono a tutte le religioni. Per dire il divino, dire il mistero dell’uomo e della sua relazione con l’al di là, con la trascendenza, tutte le religioni usano la stessa grammatica e allora toccano molto profondamente ogni cultura. Il secondo motivo, è che proprio oggi, nel nostra civiltà, nel nostro tempo, questi monumenti densi di senso, sono sempre più ricercati da milioni e milioni di turisti che in qualche modo si mettono lì, in dialogo, con quegli altri viaggiatori che sono i migranti. E allora succede nelle nostre chiese qualcosa di straordinario: l’incontro tra migranti e turisti alla ricerca di senso”.

L’arte, dice Hernandez, è dunque un “luogo privilegiato del dialogo interreligioso”, “è una piazza di incontro, è un “linguaggio comune che ci fa capire oltre le appartenzenze, qualcosa del cuore di ciascun uomo”. Secondo il professore ,l’arte dice “l’incontro con Dio”.

Discernimento e spazi di dialogo
Discernimento quale veicolo e possibilità per costruire spazi di dialogo. “Oggi al Papa è presentata anche questa via, via che però lui conosce bene e di cui ha parlato tanto” . Lo fa nella sua relazione un altro padre gesuita Francisco Ramirez Fueyo dell’Università di Madrid che a Vatican News spiega in che senso il discernimento cinpossa aiutare . Quattro sono i pilastri “ignaziani di questo metodo o attitudine estremamente potente”: l’ “accettazione del conflitto, l’entrare in un dialogo in cui i miei blocchi non mi impediscono di andare vesro l’altro,l’ iniziare questo dialogo in un processo profondo di ascolto o e poi il tempo necessario a lasciare che le cose arrivino al cuore”.

Abu Dhabi: tappa importante
Il dialogo con l’Islam dopo il Documento sulla fratellanza firmato ad Abu Dhabi nel febbraio scorso dal Papa e dal Grande Imam di al Azhar: questo l’argomento invece al centro di altre due relazioni di questa mattina. La professoressa di origine tunisina, Sihem Djebbi, docente a Parigi di Scienze politiche e Relazioni internazionali, traccia un bilancio dell’impatto che la storica firma ha avuto nel mondo islamico, delle resistenze e del sostgno che mosso, della “diplomazia del dialogo” che anche sta alle spalle di questo importante passo comune, e delle speranza reali che esitono nei Paesi arabi a cominciare dai passi in avanti che si sono fatti in termini di libertà, impensabili in passato.

Dell’Islam che contempla il valore della tolleranza, atteggiamento opposto a quello più comunemente conosciuto e avvalorato dai fatti di cronaca, di una civiltà violenta, parla invece il professore di studi isalmici all’Università ebraica di Gerusalemme Meir Bar Asher, grande esperto di sciismo.Molto grande, dice, è l’importanza del Documento di Abu Dhabi e affronta appunto i due approcci contrastanti all’Islam contemporaneo, attingendo a letture dal Corano e dagli Hadith, cioè la tradizione attribuita al Profeta Muhammad.

Infine due esperienze concrete arrivano al Papa dalla Facoltà padrona di casa di questo convegno . Due professori di Storia della Chiesa alla PFTIM Sergio Tanzarella e Anna Carfora propongono la strada di un rinnovamento teologico per favorire apertura e dialogo: uno, storicistico, l’altro che punta sui laici e sulle donne nelle facoltà teologiche, che dovrebbero essere, a loro parere, “declericalizzate”.

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Fonte: Vatican News

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