Nella guerra alla povertà, arriva la prima “farmacia di strada” a Roma

Nella guerra alla povertà, arriva la prima “farmacia di strada” a Roma
Inaugurata a Trastevere, in via della Lungara 141, a due passi dal carcere di Regina Coeli, da Medicina Solidale che nei locali dei Volontari del carcere già gestisce l’ambulatorio S. Francesco per gli ultimi della città. In un anno di sperimentazione donati dalle aziende farmaceutiche, attraverso il Banco Farmaceutico, 88mila euro di medicine per 15 mila malati

“Siamo in guerra contro la povertà. A Tor Bella Monaca abbiamo visitato dei bambini che avevano le piaghe perché da mesi dormono in un furgone e non possono lavarsi. Abbiamo malati di diabete senza insulina e malati di tumore senza antidolorifici, come il senzatetto che è morto al Colonnato pochi giorni fa”. Lucia Ercoli, presidente di Medicina Solidale, l’associazione di medici volontari che gestisce 6 ambulatori di strada per gli emarginati di Roma, con il supporto dell’Elemosineria Apostolica, traccia un piccolo bollettino di guerra, nel giorno nel quale inaugura, insieme a Assogenerici, Banco Farmaceutico e Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, la prima “farmacia di strada”.

Il nuovo servizio, attivo per ora il sabato dalle 9 alle 13.30, ma che perso verrà ampliato, è ospitato nell’ambulatorio di strada di Trastevere, in via della Lungara 141/a, nella sede dei Volontari del carcere di Regina Coeli. Il progetto sperimentale che ha portato all’inaugurazione ha visto consegnare in un anno quasi 9mila confezioni di medicinali, per un valore di 88mila euro, a persone svantaggiate ed escluse dall’assistenza sanitaria. Soprattutto analgesici, antipiretici, antipertensivi e gastrorintestinali, ma anche medicinali per cure farmacologiche prolungate.

“Il Servizio Sanitario Nazionale fa tanto, ma non basta – prosegue Ercoli – perché non si possono dimettere persone dagli ospedali con una prescrizione di farmaci, sapendo che non potranno mai pagarli. E’ contrario alla Costituzione italiana, è come far vedere acqua a chi ha sete”. Sergio Daniotti, presidente del Banco Farmaceutico, interviene per sottolineare che “noi siamo un po’ il ponte tra l’industria farmaceutica e gli enti di prossimità ai poveri e gli enti caritativi. Questo progetto ci è piaciuto molto perché possiamo chiedere in modo specifico alle aziende i farmaci di cui c’è bisogno in quel momento in queste realtà, come questa che viene aperta oggi che assistono i bisognosi. Noi non chiediamo più alle aziende di donarci quello che non vogliono sprecare, come di solito facciamo, ma chiediamo invece di fare un dono specifico per delle persone che hanno bisogno. Pensiamo che questo sia un modo per “fare bene il bene” come ci invita a fare anche Papa Francesco, quindi in modo corretto e preciso, come facciamo per gli antidiabetici o antidolorifici importanti, per pazienti oncologici”.

Così chiediamo alle aziende di donarci anche farmaci importanti e costosi, che vengono donati in quantità limitate. Nella giornata di raccolta raccogliamo soprattutto farmaci da banco, quelli per i quali non è necessaria la prescrizione medica e sono anche quelli importanti, perché se uno ha dolore ha bisogno di qualcosa contro il dolore. Però gli antidiabetici o antidolorifici importanti, per pazienti oncologici non possiamo chiedere una donazione a quantità, le chiediamo in modo preciso, in base al fabbisogno di ogni farmacia di strada. Ci piacerebbe estenderla questa esperienza, perché sarebbe un modo per rispondere in maniera precisa”.

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Fonte: Vatican News

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