Oggi la firma dell’ “Accordo di Abramo” tra Israele, Emirati e Bahrein

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Alla Casa Bianca oggi la cerimonia di ratifica dell’accordo annunciato a metà agosto tra Israele e Emirati Arabi Uniti e tra Israele e Bahrein. C’è attesa per conoscere dettagli e implicazioni di un’intesa dai connotati politici e commerciali. La settimana scorsa la delegazione israeliana è arrivata a Dubai, nella prima visita da quando è stata annunciata l’intesa per la normalizzazione dei rapporti. Con noi l’esperto di Relazioni Internazionali, Massimo De Leonardis

I dettagli dell’Accordo di Abramo tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein dovrebbero essere resi noti nel corso della cerimonia di firma alla Casa Bianca, alla quale è prevista la partecipazione di circa mille persone, oltre al presidente americano, Donald Trump, al primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu e ai ministri degli Esteri dei due Paesi arabi. Secondo il quotidiano ebraico Haaretz – che cita fonti della delegazione israeliana – quello con gli Emirati sarà un vero e proprio ‘Trattato di pace’ mentre quello con il Bahrein sarà definito come ‘Dichiarazione di pace’. Non si sa al momento se le intese contengano impegni per il conflitto con i palestinesi. “Data l’importanza dell’accordo, Netanyahu intende suggerire che il governo lo presenti alla Knesset”: è quanto si legge in una lettera inviata dall’ufficio del premier a un avvocato che aveva chiesto delucidazioni in merito alla sua ratifica per permetterne l’entrata in vigore. Per riflettere sul significato e sulle implicazioni possibili di questo accordo abbiamo intervistato Massimo De Leonardis, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università del Sacro Cuore di Milano.

Il professor De Leonardis, esperto di Storia delle Relazioni Internazionali e di Storia dei Trattati e delle Istituzioni Internazionali, sottolinea innazitutto che sono diversi i piani coinvolti: quello politico e quello commerciale e che sono tanti altri gli ambiti interessati: dalla tecnologia all’agricoltura e altri settori. Analizza l’importanza di questo accordo, affermando però che forse è eccessivo parlare – come alcuni media hanno fatto – di stravolgimento del contesto geopolitico del Medio Oriente. De Leonardis ricorda che gli Emirati Arabi Uniti, anche per la loro nascita più recente, non sono mai stati formalmente in guerra con Israele e ricorda anche l’avvenuto progressivo avvicinamento della stessa Arabia Saudita. Spiega che si tratta di un passo che rientra nel più ampio piano per il Medio Oriente portato avanti dal presidente degli Stati Uniti Trump, ricordando le perplessità suscitate da questo programma per quel che riguarda la parte palestinese, che però al momento non sembra esprimere una leadership in grado di contrastarlo. Parlando di potenzialità nel futuro, poi De Leonardis allarga l’orizzonte oltre il Medio Oriente, per ricordare che altri Paesi, come il Sudan o il Marocco, potrebbe fare simili passi.

Orizzonti commerciali
Un accordo politico che rivoluzionerà la geopolitica in Medio Oriente e che portera’ scambi commerciali per “miliardi di dollari per ciascuna parte”, secondo quanto ha detto al Financial Times Ofir Akunis, ministro israeliano per la cooperazione regionale. Israele prevede di concludere accordi per un valore di circa 500 milioni di dollari dopo l’entrata in vigore degli accordi per normalizzare i legami con Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Ieri, alla vigilia della cerimonia, la Banca Nazionale di Dubai e la Banca Hapoalim israeliana hanno firmato un memorandum of understanding. “E’ un grande onore essere la prima banca a firmare una simile intesa che contribuira’ a stabilire una relazione tra i due Paesi”, ha commentato l’ad della Banca Hapoalim, Dov Kotler, precisando che il memorandum rientra “in un impegno piu’ ampio” tra Emirati e Israele per promuovere pace, dialogo, cooperazione e sviluppo sostenibile”.

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Fonte: Vatican News

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