Open Arms, concesso lo sbarco per i minori a bordo

Open Arms, concesso lo sbarco per i minori a bordo
Il Viminale ha accolto la richiesta del presidente del Consiglio di autorizzare lo sbarco per i minori a bordo, altri migranti sono scesi in queste ore dalla nave per ragioni di salute

Il Ministero dell’Interno ha autorizzato lo sbarco dei minori dalla nave della Ong spagnola Open Arms, che da 16 giorni ha a bordo oltre cento migranti salvati nel Mediterraneo. In una lettera al ministro dell’Interno, il capo del governo italiano, Giuseppe Conte, aveva sottolineato ieri la necessità dello sbarco immediato dei minori. Fonti del Viminale fanno sapere che l’indirizzo politico del ministro Salvini è diverso da quello del presidente del consiglio. Salvini auspicherebbe per lunedì novità a proposito del ricorso sulla decisione del Tar del Lazio, che ha dichiaratto illegittimo il divieto di sbarco. Tuttavia, il Viminale ha acconsentito allo sbarco dei 27 minori non accompagnati e la polizia sta raggiungendo il molo Favaloro del porto di Lampedusa per l’avvio delle operazioni.

Altri sbarchi nelle ultime ore
Sull’imbarcazione, ferma di fronte a Lampedusa, sono attualmente presenti 125 migranti. Ai 13 migranti già sbarcati per ragioni di salute si sono aggiunte oggi altre 9 persone, tra cui due donne incinte – trasportate d’urgenza in elicottero a Palermo – un bambino di nove mesi con difficoltà respiratorie, un uomo con tubercolosi polmonare avanzata. Lo riferiscono fonti di Open Arms. La procura di Agrigento ha disposto un’ispezione medica a bordo della nave.

Preoccupazione del Garante nazionale delle persone private della libertà
In un comunicato, il presidente del Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, ha fatto sapere che “dopo una lunga e cordiale interlocuzione telefonica con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno che ieri aveva dato notizia di un decreto di divieto di sbarco e ai ministri della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti”. Nella lettera, Mauro Palma esprime “forte preoccupazione per la perdurante situazione di privazione, de facto, della libertà delle persone a bordo della nave e per l’impatto che tale situazione ha sui diritti fondamentali delle persone soccorse, sul loro precario equilibrio psico-fisico, certificato anche da una équipe medica di ‘Emergency’, sul concretizzarsi di una condizione di ‘trattamento inumano o degradante’, vietato in modo inderogabile dall’articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani”. Secondo il presidente Palma non è possibile che per godere di diritti e garanzie costituzionalmente assicurati a chiunque si trovi nel territorio italiano, si debba giungere a condizioni estreme.

Sostegno per il coinvolgimento dell’Europa
Nella lettera, il Garante nazionale ha dichiarato il proprio impegno a sostenere le iniziative che l’Italia assumerà “per un’effettiva responsabilizzazione degli altri Paesi europei, per l’affermazione del principio della corresponsabilità dell’Unione nella ricerca di soluzioni a un problema che non può essere lasciato soltanto ai Paesi del confine marittimo meridionale”. ​

Nota di don Luigi Ciotti e mons. Ricchiuti
“Non vogliamo intrometterci nelle valutazioni della Procura né nelle questioni partitiche, in questi giorni molto tese. Vogliamo però ribadire che le persone si soccorrono e si accolgono. È questo il dovere della politica, ma è anche il compito di un popolo che ha dimostrato tante volte la sua vocazione all’ospitalità”, scrivono in una nota don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e mons. Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi.

Il commento di Gino Strada
Gino Strada, fondatore di Emergency, ha commentato la situazione di Open Arms: “Penso che le persone a bordo vadano sbarcate immediatamente perché da un punto di vista sanitario, non strettamente medico, ma piuttosto psicologico e psichiatrico, ci sono dei problemi seri che possono anche sfociare in atti di violenza sugli altri o su se stessi. La situazione è potenzialmente esplosiva anche se fortunatamente, per ora, sono riusciti a tenere a bada la situazione”.

Meno soccorsi, più morti in mare
Intervistato ieri da Stefano Leszczynski di Radio Vaticana Italia, Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope, un programma per rifugiati emigranti promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che sostiene la via dei corridoi umanitari e ha avviato un partenariato con la ONG spagnola Proactiva OpenArms per il soccorso eil salvataggio di persone nel Mediterraneo centrale. Il coordinatore ha osservato che “da quando sono state emesse direttive molto severe nei confronti delle ONG e sono state bloccate per lunghi periodi, le morti in mare sono percentualmente triplicate”. Secono Paolo Naso, “il problema italiano non è quello di trovare il capro espiatorio di turno – l’immigrato che viene imbarcato sulla Open Arms o sulla Sea Watch –, ma quello di definire in sede europea una sorta di cabina di regia” che attesti come il tema dell’immigrazione mediterranea non riguardi solo l’italia, ma tutta l’Europa.

Il programma Mediterranean Hope della FCEI
Paolo Naso ha raccontato a Radio Vaticana Italia l’esito positivo del progetto Mediterranena Hope da lui coordinato: “Un piccolo progetto, partito in sordina nel 2016, è riuscito non soltanto a trovare degli emulatori, in Italia e all’estero, ma a raggiungere delle cifre consistenti. Ormai siamo a 2500 persone in accoglienza da parte di organismi protestanti e cattolici”. Si è inoltre soffermato sull’importanza di fare del bene, sul valore educativo dell’altruismo: “Forse ci sfugge il dato che talvolta fare del bene aiuta se stessi, perché dà l’idea che se stessimo male qualcuno potrebbe tenderci una mano. Questo ha un valore educativo per noi e i nostri figli che potrebbero essere essi stessi in difficoltà molto gravi per le ragioni più diverse”.

Corridoi umanitari, buona pratica da incrementare
Paolo Naso ha inoltre ricordato che l’esperienza di Mediterranean Hope ha trovato ascolto in Europa e che “il premier Conte ha ricevuto una lettera da parte dei gestori dei corridoi umanitari, quindi Chiese evangeliche e Comunità di Sant’Egidio, perché questo modello venga applicato in Libia e diventi una buona pratica di soccorso ai profughi, a livello europeo”. Mediterranean Hope ipotizza che si possa arrivare a far entrare in Europa attraverso la via legale del corridoio umanitario 50.000 persone.

L’ecumenismo dell’umanità
“Da quando è iniziata la crisi della Open Arms – ha aggiunto Paolo Naso -, gruppi di giovani protestanti e cattolici dormono all’aperto, sul sagrato della parrocchia di San Gerlando di Lampedusa. È un piccolo gesto che qualcuno guarda con irrisione e con disprezzo, ma in realtà significa che gruppi di persone hanno a cuore i diritti umani”. Mentre sul molo alcune persone hanno manifestato contro la Ong spagnola, sul sagrato della chiesa si sono ritrovati isolani e attivisti al grido di “Fateli scendere!”. Per il coordinatore di Meditterranean Hope queste persone “condividono quel senso di abbandono e di isolamento che in questi giorni hanno provato i 150 della Open Arms. E’ un gesto di solidarietà, – conclude Paolo Naso – che ci dice che c’è ancora un’anima e forse l’amore può ancora salvarci”.

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Fonte: Vatican News

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