Osservasalute: le debolezze della sanità italiana nella pandemia

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Presentato oggi alla stampa il rapporto annuale Osservasalute sulla situazione sanitaria regionale alla prova dell’epidemia del Covid19. Il sottofinanziamento e i limiti del decentramento – afferma lo studio – hanno esposto i cittadini a gravi disparità nella gestione dell’emergenza e nella possibilità di cure

“Poche luci e molte ombre” sul Servizio sanitario nazionale (Ssn) messo a dura prova in Italia dall’epidemia del Covid19: a rischio l’uguaglianza dei cittadini e la capacità di fronteggiare le emergenze. È quanto emerge dal Rapporto curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane-Osservasalute, collegato all’Università Cattolica, giunto alla dodicesima edizione e presentato oggi alla stampa.

Politica poco lungimirante
“La crisi drammatica determinata da Covid-19” ha mostrato con evidenza “la debolezza” del Sistema sanitario italiano, ha commentato il direttore di Osservasalute, Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, denunciando “la poca lungimiranza della politica nel voler trattare il Ssn come un’entità essenzialmente economica alla ricerca dell’efficienza e dei risparmi”, trascurando il fatto che la salute della popolazione dovrebbe essere considerata un “investimento con alti rendimenti, sia sociali sia economici”.

Tagli al personale e agli investimenti
Ne è derivata una contrazione della spesa sanitaria pubblica, cresciuta, dal 2010 al 2018, solo dello 0,2 annuo rispetto all’incremento medio del Pil dell’1,2. E questo si è tradotto in minore efficienza dei servizi , per cui ad esempio gli ospedali nel 2018 contavano 33 mila posti letto in meno rispetto al 2010, proseguendo la tendenza al taglio partita già negli anni ’90. In calo anche il numero dei medici (quasi 1.800 in meno) e del personale infermieristico (oltre 5 mila in meno) in soli tre anni dal 2014 al 2017.

I costi maggiorati per le famiglie
Ad aumentare sono stati invece i costi per le famiglie, saliti del 2,5 per cento tra il 2010 e il 2018, quando – documenta il Rapporto – la spesa sanitaria complessiva, pubblica e privata, è stata di 153 miliardi di euro, di cui 115 a carico del pubblico e circa 38 a carico delle famiglie.

Gestione regionale disomogenea
Con questa situazione di pregressi tagli al personale, di riduzioni negli investimenti, di regionalizzazione dei servizi si è misurata la gestione disomogenea dell’epidemia in Italia, specie nel trattamento dei contagiati, nelle cure , nelle misure preventive e nella raccolta dei dati sul territorio.

Diseguaglianze per i cittadini
Alle parole ‘di Ricciardi ha fatto eco il direttore scientifico di Osservasalute, Alessandro Solipaca, che ha rilevato gli effetti del decentramento della sanità sull’aggravarsi delle condizioni pandemiche. “Le Regioni – ha rilevato – non hanno avuto le stesse performance, si sono mosse in maniera molto diversa l’una dall’altra” e “non sempre in armonia con il Governo nazionale” di conseguenza i cittadini non hanno potuto avere le stesse garanzie di cura”.

Maggiori risorse al territorio
Da qui il monito di Solipaca sulla “necessità di riorganizzare e sostenere con maggiori risorse il ruolo del territorio che avrebbe potuto arginare, soprattutto nella fase iniziale della pandemia, la portata dell’emergenza, evitando che questa si riversasse sulle strutture ospedaliere, spesso impreparate ad affrontare una mole elevata di ricoveri di persone in una fase acuta dell’infezione”.

Imparare dagli errori commessi
Tra gli aspetti inaspettati c’è stata la manchevole risposta della regione Lombardia, ritenuta un’eccellenza sul piano dei servizi sanitari offerti al cittadini. Alla domanda su che cosa non abbia funzionato, il prof. Walter Ricciardi risponde che è mancato un adeguato monitoraggio dei medici di base e il loro collegamento con gli altri presidi sanitari, che ha portato all’eccessiva ospedalizzazione dei malati, provocando una maggiore veicolazione del virus e maggiori tassi di letalità, rispetto ad esempio alla regione Veneto, che all’ultimo posto nella ospedalizzazione, ha registrato invece la minore letalità.

Ridurre i divari regionali di assistenza
Da tutti questi indicatori si dovranno trarre preziose indicazioni in vista dell’autunno e di una possibile ripresa della recrudescenza del virus, cui fare fronte con investimenti sulle strutture, assunzioni di personale sanitario, coordinamento tra regioni e governo centrale, riduzione dei divari regionali di assistenza sanitaria.

La confusione dei cittadini
La stessa Organizzazione mondiale della sanità dovrà migliorare le proprie strategie di azione, la comunità scientifica evitare di alimentare confusione nei cittadini ed i media di rincorrere la notizia sensazionale. I cittadini sono confusi ed aspettano risposte adeguate dalle autorità. L’importante – ammonisce ancora Ricciardi – è che scienza e politica marcino insieme a tutela del bene comune della salute.

Osservalute: oltre 200 ricercatori
Al voluminoso Rapporto Osservasalute 2020 di 585 pagine hanno collaborato 238 ricercatori, sparsi su tutto il territorio italiano, operanti presso Università, Agenzie regionali e provinciali di sanità, Assessorati regionali e provinciali, Aziende ospedaliere e Aziende sanitarie, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori, ministero della Salute, Agenzia italiana del Farmaco, Istat.

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Fonte: Vatican News

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