Padre Barrios nuovo segretario della Comece: umanizzare le istituzioni dell’Ue

Padre Barrios nuovo segretario della Comece: umanizzare le istituzioni dell’Ue
Il nuovo segretario della Comece, padre Barrios Prieto, rinnova l’impegno per portare la voce della Chiesa nelle istituzioni europee e nella nostra intervista parla delle sfide dell’integrazione, dell’evangelizzazione e dell’ecumenismo

Promuovere la dignità umana in tutti gli ambiti di competenza delle istituzioni europee, è questa una delle priorità indicate, questa mattina, durante una conferenza stampa a Bruxelles, da padre Manuel Barrios Prieto che lo scorso primo settembre è succeduto a padre Olivier Poquillon, come segretario generale alla Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (Comece). Il suo mandato, secondo il nuovo statuto della Comece, durerà quattro anni.

L’impegno nella pastorale familiare e nell’ecumenismo
Padre Prieto è nato a Madrid nel 1962, dopo aver passato l’infanzia e la giovinezza a Roma studiando in una scuola inglese, è stato ordinato sacerdote nella Basilica di San Giovanni in Laterano nel 1988, essendosi formato presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore. Si è laureato presso la Pontificia Università Gregoriana come Dottore in Teologia. Dal 2011 è direttore del Segretariato per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della Conferenza Episcopale Spagnola e da venti anni è parroco della parrocchia di Santa Catalina de Alejandría a Madrid. In precedenza, è stato delegato episcopale per la Pastorale Familiare nell’Arcidiocesi di Madrid (2002-2011), arciprete del decanato di Barajas (2003-2012) e professore di teologia negli Istituti di Scienze Religiose San Agustín (2000-2011) e San Dámaso (2001-2010).

Lavoro per il bene comune
In una nota ufficiale la Comece fa sapere che sotto il nuovo segretario generale continuerà la sua missione di dialogo con le istituzioni dell’UE, lavorando per il bene comune e promuovendo prospettive cattoliche sui temi di competenza dell’Unione europea.

Patroni d’Europa modelli per noi
Intervistato da VaticanNews, padre Barrios Prieto è tornato su alcuni temi affrontati nella conferenza stampa e sulle sfide della Chiesa in Europa:

R. – Abbiamo parlato di vari temi riguardanti l’Europa, insieme al presidente della Comece mons. Jean-Claude Hollerich, che sarà creato cardinale nel prossimo concistoro e cosa significa questo per la Comece. Abbiamo parlato anche delle sfide della Chiesa, del lavoro della Comece. Certo, le sfide della Chiesa sono tantissime, per quello che riguarda specificamente le competenze della Comece. Per noi è importante cercare di promuovere il rispetto, la dignità umana in tutto quello che si fa a livello europeo, a livello delle istituzioni europee. Questo, per noi, è una priorità, e quindi dialogare con le istituzioni europee, cercare di far sì che i valori che sono nell’essenza, nell’anima dell’Europa siano salvaguardati in un momento anche difficile come il nostro, nel quale ci sono tante crisi: una crisi istituzionale, la crisi migratoria, quella economica … In questo un po’ consiste … queste sono le sfide che riguardano il nostro lavoro.

Come vive questo incarico?

R. – Bè … adesso che sono un po’ agli inizi lo vivo con un po’ di timore; è un incarico della cui importanza sono cosciente della responsabilità che mi assumo. Spero, cercherò di fare il meglio possibile perché credo che sia un compito importante, quello che mi è stato affidato: quello di dirigere un gruppo di lavoro qui a Bruxelles che cerca di dialogare, cerca di farsi presente nelle istituzioni europee portando la voce della Chiesa. Io credo che questo sia molto importante. Il progetto europeo nasce con questa idea, come un progetto di pace, di benessere, di giustizia, di libertà, un processo al quale la Chiesa sempre, dall’inizio, ha voluto contribuire. Noi cerchiamo di fare questo, alla Comece, nel miglior modo possibile, con un dialogo sincero, aperto, trasparente con le istituzioni.

A che punto è l’integrazione in Europa, e quali sono stati gli effetti della Brexit?

R. – Gli effetti della Brexit ancora non possiamo prevederli del tutto; quello che è importante, e questa è stata la posizione espressa dalla Comece diverse volte, è il fatto che in primo luogo bisogna rispettare il voto dei britannici. Il progetto europeo sorge come un progetto profondamente legato alla democrazia, quindi il rispetto del voto dei britannici; esprimere anche il nostro dispiacere: abbiamo detto varie volte che saremo tutti più poveri, e non solo in senso economico, con la Brexit. Bisognerà fare di tutto perché i rapporti che rimarranno con la Gran Bretagna, alla fine del processo, siano rapporti di collaborazione, di intendimento. Poi c’è una questione che preoccupa molto, ed è quella dell’Irlanda, della sua frontiera con il Regno Unito: speriamo che si trovi una soluzione adeguata per tutti.

Da dove può ripartire la Chiesa per una nuova evangelizzazione del Vecchio Continente?

R. – Io credo che il Papa ci abbia dato, su questo, alcune indicazioni preziose. Nel suo discorso quando gli conferirono il Premio “Carlo Magno”, lui parlò del compito della Chiesa, del contributo della Chiesa al processo europeo, e disse che questo coincideva con la missione della Chiesa, che è annunciare il Vangelo; e continuò dicendo che questo annuncio oggi si traduce nel curare le ferite dell’uomo, nell’avvicinarsi al povero, nel far presente il conforto di Gesù. Questa nuova evangelizzazione ha molto a che vedere con la pratica della misericordia, l’annuncio della misericordia di Dio. Il Papa, in quel discorso, parlò anche di testimoni: di testimoni autentici. Noi abbiamo in Europa i Patroni d’Europa, che sono veramente dei modelli per noi. L’altro discorso, tanto importante di Papa Francesco nell’Incontro su “Rethinking Europe”: all’inizio, lui parlò proprio di San Benedetto come dell’uomo che si pose la domanda su chi è l’uomo e aprì quella ricerca sulla dignità trascendentale dell’essere umano, che è fondamento della cultura europea. Ma anche gli altri, gli altri Patroni d’Europa: Santa Brigida, Santa Caterina di Siena, abbiamo Edith Stein del secolo scorso … i testimoni veri della fede, quello è quello di cui ha bisogno l’Europa.

Lei è stato segretario per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale di Spagna; cosa si può fare sul fronte del dialogo e dell’ecumenismo?

R. – Io credo che il dialogo interreligioso e anche il compromesso per la promozione dell’unità dei cristiani sia molto importante oggi, per l’Europa. Prima di tutto perché si usa la parola “dialogo”: “dialogo” è una parola che esce spesso nei discorsi dei Papi riguardo all’Europa. Imparare a dialogare. Papa Francesco addirittura propone che questo sia materia scolastica trasversale. Imparare a dialogare, che vuol dire imparare a riconoscere nell’altro un valido interlocutore. E poi, io credo che anche l’ecumenismo abbia una grande importanza: possiamo ricordarci di quella celebre frase di Papa San Giovanni Paolo II, quando diceva che l’Europa deve respirare con i suoi due polmoni; e questo confronto tra Occidente e Oriente è ancora presente, tanto a livello politico e sociale come a volte anche a livello ecclesiale. E quindi l’ecumenismo, qui, ha molto da fare.

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Fonte: Vatican News

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