Padre Czerny: condizionare i governi contro la tratta

Padre Czerny: condizionare i governi contro la tratta

Per combattere la tratta delle persone e la violenza sulle donne è necessario fare pressione sui governi, ma occorre anche l’impegno di ciascuno di noi. Solo così ci sarà la resurrezione. Lo afferma padre Czerny, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, commentando la Via Crucis al Colosseo

Il commento, ai microfoni di Radio Vaticana Italia, del sottosegretario alla sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, p. Michal Czerny, alla toccante via Crucis del Venerdì Santo presieduta da Papa Francesco, è tutto racchiuso in una frase, emblematica: “Durante quella Via Crucis abbiamo incontrato i nuovi crocifissi della storia di oggi”.

Messaggio di liberazione
P. Czerny individua nelle meditazioni, redatte da suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata, un messaggio di liberazione da schiavitù e sopraffazione, soprattutto per le donne abusate e sfruttate: “Ho colto con nettezza l’invito, rivolto ad ognuno di noi, a provare a mettersi nei panni delle mamme delle ragazze private della libertà e fatte prostituire, violentate o schiavizzate, per capire fino in fondo il loro dolore. E provare a condividerlo”. Solo facendo così, spiega p. Czerny, si può arrivare a reagire in modo forte e deciso, riuscendo a spezzare definitivamente le loro catene.

Tempo di resurrezione
Anche per i crocifissi di oggi arriverà il tempo della resurrezione. Ciò dipenderà, però, anche dal nostro impegno personale per aiutare e soccorrere, come fece il buon samaritano. Su questo p. Czerny è chiaro: “Ho avuto la fortuna di conoscere persone che si dicono risorte, che si considerano salvate. Ieri sera, l’ultima stazione ha ricordato una bambina migrante di nove mesi sopravvissuta a delle violenze terribili. La sua vicenda ci dice che c’è speranza oltre le tenebre”.

Padre Czerny, quale la sua impressione della Via Crucis di quest’anno?

R. – Penso che durante la Via Crucis abbiamo incontrato i nuovi crocifissi della storia di oggi. È importante riconoscere in ciò che è brutto, triste e violento, che anche questa è un’immagine, una rappresentazione e una rivivificazione della Croce di Gesù.

Le Meditazioni sono state scritte da suor Bonetti, che ha puntato l’attenzione sulle donne rese schiave. Una chiamata alla responsabilità per mettere fine, ha detto suor Bonetti, al dramma di tante giovani…

R. – Sì, e l’ha fatto in una maniera veramente umana, perché ci ha invitato a vivere questa sofferenza della persona nelle scarpe delle mamme. Quanto soffrono, spesso, le mamme per queste giovani, ha detto. Lei ha tutta la ragione in questo. Noi viviamo la Via Crucis per mezzo della sofferenza di Maria nostra Madre: questi nuovi crocifissi bisogna viverli per la sofferenza delle mamme.

Mi ha colpito quando suor Bonetti ha detto: “Ma voi vi rendete conto – sintetizzo – che siamo responsabili? Preghiamo per queste persone, cerchiamo di aiutarle, soprattutto anche noi che partecipiamo, che andiamo lì, che magari le sfruttiamo dobbiamo convertirci…”

R. – Esatto, e penso che questa sia una parte essenziale del coraggio cristiano: che preghiamo non solo per le vittime e per coloro che soffrono, ma anche per la conversione di coloro che causano queste sofferenze. Non è un mistero oscuro il perché soffrono: possiamo utilizzare i mezzi dell’intelligenza e della scienza per sapere chi decide, e soprattutto chi ne approfitta. E tra coloro che se ne approfittano siamo noi, le persone più agiate nel mondo, coloro che fanno parte della minoranza che gode di molti benefici. Per questo i poveri, poi, pagano il prezzo.

A portare ieri la croce in un tratto, era anche una vittima della tratta che ha detto: “Io ce l’ho fatta, sono risorta”. Ecco, la risurrezione è possibile per queste persone?

R. – Io ho avuto la fortuna di conoscere persone che si considerano risorte, che si considerano salvate da una morte, da una morte in vita, e che hanno la possibilità di vivere di nuovo la loro vita e la loro fede e questa è un’enorme consolazione. Ma devo aggiungere una cosa che forse è sfuggita a coloro che parlano soltanto italiano. L’ultima stazione ha ricordato una bambina di 9 mesi che è sopravvissuta, il suo nome è “Favour”, in inglese, vuol dire “favore”, vuol dire “grazia”. Penso che sia una espressione bellissima della fede cristiana perché nel buio del venerdì santo già vediamo un po’ di luce della resurrezione. Il nome di questa bimba salvata, mentre i suoi genitori sono morti… Lei ci dice che c’è luce, c’è vita, c’è speranza, c’è futuro se abbracciamo la croce.

E per riuscire a dare resurrezione a queste persone suor Bonetti ha fatto riferimenti ai governi che devono darsi una mossa. Insomma c’è stata anche una strigliata ieri in questa Via Crucis. I governi riusciranno a prendere sul serio queste meditazioni?

R. – Io dico che in questo senso il governo siamo anche noi: non bisogna parlare del governo come se fosse una cosa a parte, dipende da noi. Noi decidiamo con i nostri voti, e con tutto ciò che facciamo nella sfera pubblica, come indirizzare i nostri dirigenti e se noi non lo facciamo non dobbiamo dopo lavarci le mani, dicendo “abbiamo governi insensibili” o altri aggettivi, no: dipende da noi e penso che una bella sfida che si avvicina siano le elezioni europee.

Un suo augurio a questi crocifissi del mondo, un augurio di Pasqua…

R. – Penso che l’immagine della Via Crucis di ieri, nella notte ma con tanta luce, con tante candele, con tante persone di fede e di buona volontà e di grande sensibilità, con tutta la sofferenza evocata sia stata una Via Crucis di resurrezione. E non ho dubbio che coloro che più soffrono per questi crimini siano i primi da riconoscere e che la Via Crucis è una promessa di vita se abbiamo il coraggio di abbracciare la croce.

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Fonte: Vatican News

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