Pakistan: la pandemia acuisce la discriminazione dei cristiani

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Aiuto alla Chiesa che Soffre ha varato un programma di sostegno per migliaia di famiglie cristiane private degli aiuti alimentari. Padre David John: “La povertà e le pressioni esercitate da frange fondamentaliste aggravano l’emarginazione della comunità cristiana”

La comunità cristiana del Pakistan sta vivendo un momento di grande sofferenza: i cristiani sono infatti i più colpiti dalle conseguenze economiche del pandemia del Covid 19 e subiscono discriminazioni anche nella distribuzione dei generi alimentari e di prima necessità.

L’intervento di Acs
La grave situazione di indigenza e marginalizzazione è stata denunciata dalla Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), che si è quindi attivata con un programma di sostegno per oltre 5.000 tra le più povere famiglie del Paese minacciate dal coronavirus, in particolare nelle diocesi di Islamabad-Rawalpindi, Faisalabad e Lahore. Una nota della Fondazione Pontificia chiarisce che “alcune ONG locali hanno rifiutato di fornire provviste di emergenza ai non-musulmani”. Per questo motivo, i partner dei progetti di ACS presenti sul territorio hanno distribuito “più del 70% degli aiuti ai cristiani, prevalentemente impiegati nei lavori più umili e peggio retribuiti”.

Aiuti a sacerdoti e studenti
I pacchi alimentari – fa sapere ancora Acs – rappresentano solo una parte di una serie di progetti di sostegno per il Pakistan correlati all’emergenza COVID-19. Includono anche la distribuzione di dispositivi di protezione individuale per 46 sacerdoti e 100 catechisti della diocesi. Questi strumenti hanno consentito loro di servire, in condizioni di sicurezza, i fedeli in maggiore difficoltà per la pandemia. I progetti comprendono, inoltre, un programma di borse di studio a sostegno dei bambini più bisognosi di 20 scuole cattoliche diocesane. La Fondazione ha curato anche una campagna di sensibilizzazione attraverso radio locali, poster e dépliant per quanti non hanno accesso ad internet.

Caritas: cristiani ridotti alla fame
La sezione Faisalabad di Caritas Pakistan ha collaborato con ACS e Aneel Mushtaq, Segretario Esecutivo della Caritas locale, ha espresso tutta la sua gratitudine per l’iniziativa: “Questo contributo ha aiutato la gente a salvarsi dalla fame. Molti di loro non avevano niente da mettere sul tavolo per nutrire le proprie famiglie ed erano in una situazione veramente allarmante”.

Storiche persecuzioni mai debellate
Nuova speranza per i cristiani del Pakistan arriva anche dall’annuncio della riapertura delle chiese dell’arcidiocesi di Lahore, a partire dal 16 agosto. L’emergenza sanitaria, sociale ed economica dovuta alla pandemia si è aggiunta ad una situazione di discriminazione. E, in alcuni casi, di vera e propria persecuzione subita dalla comunità cristiana. Non è stato infatti ancora debellato il fenomeno delle conversioni e dei matrimoni forzati di cui sono vittime le giovani ragazze cristiane. Ed è in stallo il processo di riforma di applicazione della legge sulla blasfemia, che in passato, secondo diversi osservatori, è stata usata in modo strumentale per colpire i membri delle minoranze religiose del Pakistan.

La testimonianza di Padre John
“La commissione nazionale per la Giustizia e la Pace della Conferenza episcopale pakistana ha ricevuto diverse segnalazioni su realtà del territorio che si sono rifiutate di distribuire aiuti ai non musulmani, poiché le donazioni erano frutto della zakat, l’elemosina rituale islamica”, racconta a Vatican News il sacerdote pakistano e membro di Acs, Padre David John.

Legame tra povertà e discriminazioni
Il sacerdote pakistano spiega che il lockdown ha colpito maggiormente le famiglie cristiane dal momento che la maggior parte di queste vive di lavori saltuari, pagati alla giornata. L’aggravarsi della condizioni di indigenza ha quindi acuito la discriminazione. “Esiste un forte legame tra povertà e discriminazione in Pakistan e questo vale per gli appartenenti di tutte le religioni”, prosegue il sacerdote. “A questo si aggiunge il fondamentalismo che è aumentato in questi ultimi due decenni. Direi quindi che la discriminazione ai tempi del Covid è frutto anche di questo fondamentalismo”.

I segni di speranza
In conclusione padre John sottolinea che per le parrocchie questi mesi sono stati un tempo di condivisione e di “pane spezzato” insieme ai poveri. Vede segni di speranza nella prossima riapertura della Chiese e nell’allentamento delle misure restrittive del lockdown.

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Fonte: Vatican News

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