Papa ai Cappellani dell’Aviazione: portate negli aeroporti la presenza di Cristo

Papa ai Cappellani dell'Aviazione: portate negli aeroporti la presenza di Cristo
Gli aeroporti possono trasformarsi da grandi periferie umane in porti e ponti per l’incontro con Dio e con i fratelli, luoghi addirittura di conversione. Occorre far sentire in essi la presenza e la gratuità dell’amore di Dio. E’ il compito che il Papa affida ai cappellani cattolici e agli operatori di pastorale dell’Aviazione civile incontrati questa mattina in Vaticano, all’inizio del Convegno internazionale cui prenderanno parte fino a giovedì prossimo

E’ una presenza importante quella del cappellano e dell’operatore di pastorale negli aeroporti che sono luoghi di continuo e frenetico transito, dove milioni di persone di diverse nazionalità, culture, religioni e lingue si incrociano, e dove gli equipaggi passano molto del loro tempo lontani dalle famiglie. Questi luoghi hanno bisogno della presenza e della testimonianza di Cristo che “Solo”, legge nel cuore di ogni uomo, per essere trasformati da “periferie esistenziali” in “porti”.

Francesco lo mette in evidenza rivolgendosi, nel suo discorso di questa mattina in Vaticano, ai partecipanti al Seminario internazionale organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, dal titolo: “La pastorale cattolica dell’aviazione civile e lo sviluppo umano integrale”. Si tratta di circa 90 rappresentanti di cappellanie aeroportuali e agenti pastorali religiosi e laici che proseguiranno la loro assise fino a giovedì prossimo.

Siate presenza di gratuità che può convertire
Gli aeroporti, per un Papa che in sette anni ha compiuto 30 Viaggi Apostolici nel mondo, sono luoghi noti e Francesco lo ammette: “Ho avuto l’opportunità – dice – di passare per molti aeroporti”, “grandi periferie umane” rese “anonime” e “indifferenti” dallo “sviluppo tecnologico, dalla frenesia del lavoro e dal continuo transito di gente”: milioni di persone diverse, “ognuno è una storia che solo Dio conosce”. Per questo il Papa chiede a cappellani e operatori di essere innanzitutto “presenza gratuita dell’amore di Dio”, testimoni di un messaggio di speranza, tenerezza e pace che, “in quel giorno e in quell’ora di passaggio” potrebbe lasciare un segno per la vita:

È vero, la cultura degli aeroporti, non è, purtroppo, una cultura di gratuità. Non è. É il contrario, sempre. E voi, aprite le porte a spazi e anche a dialoghi di gratuità. In quel contesto, voi offrite – in modo molto rispettoso e discreto – la possibilità di incrociare “l’adesso di Dio”. Perché quel giorno, quell’ora di passaggio, è in realtà irripetibile, e voi siete bravi a cogliere le opportunità che vi si presentano per avvicinarvi alle persone con la fantasia della carità pastorale: sia ai dirigenti, sia agli impiegati e ai diversi operatori, come pure ai passeggeri.La vostra testimonianza e il messaggio che date, “qui e ora”, può lasciare un segno che dura per tutta la vita, proprio con la forza della gratuità.

Ed è successo veramente ad una persona. Il Papa lo racconta ricordando la vicenda di un uomo d’affari che, durante una sosta in aeroporto, entra nella cappella per cercare una presa e ricaricare il suo computer. Nell’attesa, un cappellano gli si avvicina e gli parla e con “una parola dietro l’altra”, quell’uomo sente “che nel suo cuore qualcosa era cambiato”. Da quel giorno ad oggi – racconta ancora il Pontefice – non ha mai più cessato di “leggere il Vangelo per incontrare di nuovo quel Gesù incontrato in aeroporto”.

Grandi periferie umane dove portare Cristo
E’ questo dunque che il Papa esorta a fare. Trasformare con la testimonianza e l’annuncio di Cristo, il luogo in cui viviamo e le persone che incontriamo:

Vi esorto a svolgere il vostro ministero con dedizione e passione, guardando i mille volti che vi passano davanti con il cuore di Cristo, perché ognuno possa sentire la vicinanza di Dio. Con questo sguardo, gli aeroporti diventano “porte” e “ponti” all’incontro con Dio e con i fratelli, figli dell’unico Padre. Possono diventare addirittura luoghi privilegiati dove la pecora perduta possa tornare ad incontrarsi col suo vero Pastore. Infatti, in questi luoghi di partenza e di arrivo, spesso si crea una specie di “zona franca”, dove la persona nell’anonimato riesce ad aprire il proprio cuore, iniziando un processo di guarigione e di ritorno alla casa del Padre, magari abbandonata da tempo per varie circostanze della vita.

Aeroporti, comunità di credenti
Facendosi sempre prossimo alle preoccupazioni dei suoi interlocutori, Francesco rileva anche quanto cappellani e operatori pastorali presenti negli aeroporti desiderino creare opportunità di incontro con Dio nella preghiera e nei Sacramenti, “un sogno pastorale” che afferma di condividere in modo da riuscire a trasformare l’aeroporto in una “comunità di credenti che possa essere lievito, sale e luce in quell’ambiente umano particolare”.

Tutelare diritti e dignità di migranti e profughi
Nell’ambito dello Sviluppo umano integrale, su cui al Convegno i partecipanti si confronteranno, il Papa richiama i presenti alla speciale cura pastorale dei più deboli e il riferimento va a “migranti e profughi che raggiungono gli aeroporti” sperando in un rifugio o nell’asilo politico:

Invito sempre le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei loro confronti, pur se si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili. Fa parte anche della vostra cura pastorale vigilare che sia sempre tutelata la loro dignità umana e siano salvaguardati i loro diritti, nel rispetto della dignità e delle credenze di ciascuno. Le opere di carità nei loro confronti costituiscono una testimonianza della vicinanza di Dio a tutti i suoi figli.

Portate la fede fino agli estremi confini della terra
La grande attività che vede protagonisti cappellani e operatori di pastorale nell’aviazione civile, in situazioni spesso complesse, può portare- osserva Francesco al termine del suo discorso- stanchezza fisica e spirituale, fino allo sconforto e allo scoraggiamento. Per questo il Papa suggerisce, anche in accordo con i Vescovi locali, il coinvolgimento di laici – “missionari a pieno diritto”- e religiosi per condividere con loro “pesi e soprattutto la gioia di evangelizzare”. E’ questa la consegna più importante di Francesco, la missionarietà: portare la fiamma della fede, fino ai confini della terra.

Cari fratelli e sorelle, abbiamo da poco celebrato la festa di Pentecoste. Lo Spirto Santo vi illumini e vi riempia dei suoi doni, affinché possiate riprendere il vostro ministero con nuovo slancio e vigore. Vi affido tutti a Maria, Madre della Chiesa, la cui festa celebriamo oggi. In particolare, la invochiamo come Vergine di Loreto, patrona dell’aviazione, perché vi aiuti ad offrire la fiamma della fede ad ogni persona che incontrate nei vostri luoghi di lavoro, perché la salvezza possa arrivare davvero sino agli estremi confini della terra.

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Fonte: Vatican News

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