Papa all’Angelus: non restiamo sordi e muti di fronte al dolore dei fratelli

Papa all'Angelus: non restiamo sordi e muti di fronte al dolore dei fratelli

Apriamoci alle necessità dei sofferenti e dei bisognosi, non emarginiamoli, considerandoli un problema, potremo così partecipare anche noi al miracolo narrato questa domenica dal Vangelo di Marco. Così Papa Francesco prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus

Gesù e la guarigione del sordomuto, una guargione dalla malattia e dall’emarginazione che coinvolge ciascuno di noi. E’ il cuore della riflessione che Papa Francesco rivolge ai fedeli radunati in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus in questa domenica di inizio settembre.

Compiere il bene senza clamori
L’apostolo riferisce di un sordomuto che la gente, perchè lo guarisse con l’imposizione delle mani, porta a Gesù, mentre è in cammino nei territori del Medio Oriente, intorno al Mare di Galilea. E la prima cosa che Gesù ci insegna, conducendo l’uomo in disparte, fa notare Francesco, è che il “bene va compiuto senza clamori o senza ostentazione”:

In questa occasione come in altre, Gesù agisce sempre con discrezione. Non vuole fare colpo sulla gente, Lui non è alla ricerca della popolarità o del successo, ma desidera soltanto fare del bene alle persone. Con questo atteggiamento, Egli ci insegna che il bene va compiuto senza clamorie e, senza ostentazione, senza “far tuonare la tromba”. Va compiuto in silenzio.

Gesù, vicino all’uomo e unito al Padre
Quindi il Papa si sofferma sul significato dei gesti che Gesù compie sull’uomo, gesti che ne mostrano sia la vicinanza all’umanità sia l’unione con Dio. “Mise le dita nelle orecchie del sordomuto e con la saliva gli toccò la lingua”, poi “alzò lo sguardo al cielo”, fino a pronunciare la parola “Effatà” che significa “Apriti”:

Questo gesto rimanda all’Incarnazione. Il Figlio di Dio è un uomo inserito nella realtà umana: si è fatto uomo, pertanto può comprendere la condizione penosa di un altro uomo e interviene con un gesto nel quale è coinvolta la propria umanità. Al tempo stesso, Gesù vuol far capire che il miracolo avviene a motivo della sua unione con il Padre: per questo, alzò lo sguardo al cielo.

Il sofferente non è un problema ma un’occasione
Il miracolo è compiuto: la guarigione fu per lui, sottolinea il Papa, “un’apertura agli altri e al mondo”. Ecco dunque il cuore del racconto che coinvolge tutti noi, l’esigenza, la definisce Francesco, di una “duplice guarigione”: la “guarigione dalla sofferenza fisica”, che “nonostante tanti sforzi della scienza”, “non è completamente raggiungibile nell’orizzonte terreno”; e la “guarigione forse più difficile”, quella dalla “paura” dalla nostra paura” che “ci spinge ad emarginare l’ammalato, emarginare il sofferente, il disabile”:

E ci sono molti modi di emarginare, anche con una pseudo pietà o con la rimozione del problema; si resta sordi e muti di fronte ai dolori delle persone segnate da malattie, angosce e difficoltà. Troppe volte l’ammalato e il sofferente diventano un problema, mentre dovrebbero essere occasione per manifestare la sollecitudine e la solidarietà di una società nei confronti dei più deboli.

Diventiamo anche noi protagonisti dell’Effatà
Diventiamo dunque anche noi protagonisti dell'”Effatà”, del miracolo e dell’apertura che Gesù ha compiuto sul sordomuto, questo è l’invito del Papa:

Si tratta di aprirci alle necessità dei nostri fratelli sofferenti e bisognosi di aiuto, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore. È proprio il cuore, cioè il nucleo profondo della persona, che Gesù è venuto ad «aprire», a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri. Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, possa ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, traducendolo in gesti di generosità e di donazione di sé.

Sia Maria, conclude il Papa, che si è “totalmente «aperta» all’amore del Signore”, a farci “sperimentare ogni giorno, nella fede, il miracolo dell’«Effatà», per vivere in comunione con Dio e con i fratelli”.

La Beatificazione di Alfonsa Maria Eppinger
Poi al termine della preghiera mariana dell’Angelus il Papa ha menzionato le celebrazioni e le iniziative dedicate alla famiglia, in corso al Santuario di Loreto in occasione della festa della Natività di Maria e ha poi chiesto un applauso di saluto per la nuova Beata, proclamata oggi a Strasburgo, Alfonsa Maria Eppinger, fondatrice delle Suore del Santissimo Salvatore, una “donna coraggiosa”, l’ha definita, che, “soffrendo, tacendo e pregando, testimoniò l’amore di Dio soprattutto a quanti erano malati nel corpo e nello spirito”.

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Fonte: Vatican News

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