Papa beatifica 7 vescovi martiri: l’amore vince l’oppressione delle ideologie

Papa beatifica 7 vescovi martiri: l'amore vince l'oppressione delle ideologie

La Divina Liturgia con le beatificazioni dei 7 vescovi martiri greco-cattolici al centro, stamani, del terzo e ultimo giorno di Papa Francesco in Romania. Forte l’invito del Papa ad essere, come questi Beati, testimoni di libertà e misericordia. Adesso, ha detto, “tocca a noi lottare, come è toccato a loro in quei tempi” contro le nuove ideologie, atee come nel passato, che disprezzano il valore della persona, della vita, della famiglia

Nel Campo della Libertà a Blaj, il luogo dove si affermò la coscienza nazionale romena e, un secolo dopo, nel 1948, il regime comunista chiese ai greco-cattolici di rompere la comunione con Roma, dando il via ad una feroce persecuzione, oggi il Successore di Pietro alla Divina Liturgia proclama Beati i 7 vescovi martiri greco-cattolici di quel tempo che non cedettero e furono quindi imprigionati, esposti al freddo e alle privazioni e, infine, pagarono con la loro vita. Forte e commovente, quindi, l’abbraccio fra il Papa e i circa 80mila pellegrini presenti a Blaj, fra loro anche alcuni parenti dei 7 vescovi martiri, molti fra i presenti sono figli di testimoni o testimoni delle persecuzioni. Hanno atteso qui per tutta la notte il Papa che, per la prima volta, viene a Blaj. Tra i presenti anche il presidente Klaus Iohannis e la consorte, il primo ministro Diorica Dancila, il sindaco di Blaj, la principessa Margareta di Romania.

Il Papa nomina uno ad uno i 7 vescovi martiri. Sono mons. Vasile Aftenie, mons. Valeriu Traian Frenţiu, mons. Ioan Suciu, mons. Tit Liviu Chinezu, mons. Ioan Bălan, mons. Alexandru Rusu, e il cardinale Iuliu Hossu. E’ palpabile l’emozione dei presenti. Al posto dei drappi, viene portata un’icona che li ritrae tutti insieme mentre le campane suonano a festa in questa giornata storica.

Non furono i soli perseguitati questi 7 nuovi Beati. In quel periodo dove la vita della comunità cattolica fu messa a dura prova dal “regime dittatoriale e ateo”, tutti i vescovi della Chiesa greco-cattolica e della Chiesa cattolica di rito latino furono incarcerati. E con loro, molti fedeli, ricorda il Papa. “Terre” che, quindi, conoscono bene la sofferenza, quando il peso di un regime si antepone alla vita e alla fede delle persone, quando lo spazio per la libertà è cancellato. “Voi – dice loro il Papa – avete sofferto” azioni basate sul discredito fino all’annientamento di chi non può difendersi e al tacere delle voci dissonanti. Ma di fronte alla feroce oppressione del regime, i 7 vescovi dimostrarono una fede e un amore esemplari.

A ricordare la persecuzione anche le sbarre di ferro, che una volta erano alle finestre delle prigioni di questi martiri, montate sulla sedia liturgica dove presiede il Papa. Il calice e l’Evangeliario appartenevano ad uno dei nuovi Beati, il più anziano al momento della morte, mons. Traian Frenţiu. Papa Francesco sintetizza l’eredità lasciata da questi martiri della fede in due parole: libertà e misericordia. Attorno a lui si stringe la Chiesa greco-cattolica, riunita a Roma dal 1700. Si palpa l’emozione della comunità greco-cattolica, vescovi, sacerdoti, fedeli, una Chiesa, che qui nella cittadina di Blaj, in Transilvania, ha il suo cuore pulsante. I nuovi Beati hanno sacrificato la loro vita opponendosi ad un sistema ideologico coercitivo dei diritti fondamentali della persona, ribadisce il Papa che poi si sofferma sull’altro aspetto della eredità lasciata dai nuovi Beati: la misericordia. Non hanno, infatti, avuto parole di odio verso i loro persecutori o atteggiamenti di ritorsione. Simbolo dell’attitudine con cui hanno sostenuto il loro popolo, le parole di uno di loro, il cardinale Hossu che diceva: «Dio ci ha mandato in queste tenebre della sofferenza per donare il perdono e pregare per la conversione di tutti».

Questo atteggiamento di misericordia nei confronti degli aguzzini è un messaggio profetico, perché si presenta oggi come un invito a tutti a vincere il rancore con la carità e il perdono, vivendo con coerenza e coraggio la fede cristiana.

Francesco mette poi in guardia dalle “nuove ideologie” che oggi riappaiono per sradicare la gente dalle sue più ricche tradizioni culturali e religiose:

Colonizzazioni ideologiche che disprezzano il valore della persona, della vita, del matrimonio e della famiglia e nuocciono, con proposte alienanti, ugualmente atee come nel passato, in modo particolare ai nostri giovani e bambini lasciandoli privi di radici da cui crescere; e allora tutto diventa irrilevante se non serve ai propri interessi immediati, e induce le persone ad approfittare delle altre e a trattarle come meri oggetti.

Si tratta di “voci che, seminando paura e divisione, cercano di cancellare” la preziosa eredità di questa terra come, ad esempio, l’Editto di Torda del 1568, che sanzionava il radicalismo promuovendo la tolleranza religiosa: uno dei primi casi in Europa. Da qui l’esortazione centrale del Papa:

Vorrei incoraggiarvi a portare la luce del Vangelo ai nostri contemporanei e a continuare a lottare, come questi Beati, contro queste nuove ideologie che sorgono. Tocca a noi adesso lottare, come è toccato a loro lottare in quei tempi. Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali.

L’omelia del Papa era partita dal Vangelo della guarigione del cieco nato e dalle discussioni che ne scaturiscono, per rilevare che così accade quando, invece delle persone, al centro si mettono “interessi particolari”, “etichette” o “ideologie”. La logica del Signore invece non si rifugia nell’astrazione ma cerca la persona con il suo volto, le sue ferite, la sua storia.

E’ la prima volta che un Papa viene in questa zona. Un’emozione che traspare anche dalle parole dell’arcivescovo maggiore di Făgăraş e Alba Iulia, il cardinale Lucian Mureşan. Un “sogno” diventato realtà, definisce la presenza del Papa qui: “Pietro è qui. Per confermarci nella fede. Per baciare e guarire le nostre ferite. Per spronarci ad uno slancio rinnovato attraverso un’autentica ‘purificazione della memoria’”.

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Fonte: Vatican News

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