Papa Francesco: lo stile di Dio è la mitezza

Papa Francesco lo stile di Dio e la mitezza

Durante l’udienza generale in piazza San Pietro, il Pontefice riprende il ciclo di catechesi sul “Padre Nostro”, centrando la sua meditazione sulla seconda invocazione con cui ci rivolgiamo a Dio: “Venga il tuo Regno” (Mt 6,10)

“Dio non è come noi, Dio ha pazienza. Non è con la violenza che si instaura il Regno nel mondo: il suo stile di propagazione è la mitezza (cfr Mt 13,24-30)”. E’ una delle riflessioni che Papa Francesco condivide con i fedeli riuniti in piazza San Pietro per l’udienza generale. Riprendendo le catechesi dedicate alla preghiera del “Padre Nostro”, il Pontefice si sofferma sull’invocazione “venga il tuo Regno”: dopo “aver pregato perché il suo nome sia santificato, il credente esprime il desiderio che si affretti la venuta del suo Regno”. Queste parole non sono certo una “minaccia”, quanto piuttosto “un lieto annuncio, un messaggio di gioia”: Gesù “non fa proselitismo”, non intende seminare “la paura del giudizio incombente di Dio o il senso di colpa per il male commesso”, ma porta “la Buona Notizia della salvezza”.

Il mondo è ancora segnato dal peccato
Il Figlio di Dio è venuto per la salvezza dell’uomo, spiega Papa Bergoglio nella catechesi, ma “il mondo è ancora segnato dal peccato, popolato da tanta gente che soffre, da persone che non si riconciliano e non perdonano, da guerre e da tante forme di sfruttamento”.

Tutti questi fatti sono la prova che la vittoria di Cristo non si è ancora completamente attuata: tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso. È soprattutto in queste situazioni che sulle labbra del cristiano affiora la seconda invocazione del “Padre nostro”: “Venga il tuo regno!”. Che è come dire: “Abbiamo bisogno di Te, Gesù; abbiamo bisogno che ovunque e per sempre Tu sia Signore in mezzo a noi!”.

Parole di speranza
L’invocazione precede parole di speranza, “le stesse che lo Spirito ha posto a sigillo di tutte le Sacre Scritture: ‘Sì, vengo presto!’”. Un seme che deve essere piantato “in mezzo ai nostri peccati e fallimenti”.

Regaliamola alle persone sconfitte e piegate dalla vita, a chi ha assaporato più odio che amore, a chi ha vissuto giorni inutili senza mai capire il perché. Doniamola a coloro che hanno lottato per la giustizia, a tutti i martiri della storia, a chi ha concluso di aver combattuto per niente e che in questo mondo domina il male.

La pazienza di Dio
“Dio ci precede sempre, Dio ci sorprende sempre”, insiste il Pontefice, è grazie a Lui che “dopo la notte del Venerdì santo c’è un’alba di Risurrezione capace di illuminare di speranza il mondo intero”. Ma il suo “stile” è la “mitezza”: il “Regno di Dio è simile a un campo dove crescono insieme il buon grano e la zizzania”, il “peggior errore sarebbe di voler intervenire subito estirpando dal mondo quelle che ci sembrano erbe infestanti”.

Il Regno di Dio è certamente una grande forza, la più grande che ci sia, ma non secondo i criteri del mondo; per questo sembra non avere mai la maggioranza assoluta. È come il lievito che si impasta nella farina: apparentemente scompare, eppure è proprio esso che fa fermentare la massa (cfr Mt 13,33). Oppure è come un granello di senape, così piccolo, quasi invisibile, che però porta in sé la dirompente forza della natura, e una volta cresciuto diventa il più grande di tutti gli alberi dell’orto (cfr Mt 13,31-32).

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Fonte: Vatican News

One thought on “Papa Francesco: lo stile di Dio è la mitezza

  1. E’ difficile credere in questo “Regno”nelle realta’ che viviamo–Pregando,studiando i Vangeli (4),si comprende dove noi con il nostro comportamento non permettiamo che ci sia questo “Regno”, anche nella piu’ perfetta buona volonta’, non conoscendo profondamente, sbagliamo-non ci rendiamo conto di essere orgogliosi del nostro IO–non ci rendiamo conto di essere invidiosi-egoisti-egocentristi—-variano le %, ma li abbiamo tutti, siamo umani–conoscere permette di agire meglio,” controllare”certe tendenze negative, danno per noi e per gli altri—I nostri comportamenti fanno si che questo REGNO DI DIO non ritardi troppo—-Ivana Barbonetti

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