Papa prega per i migranti di Haiti morti in mare

Papa prega per i migranti di Haiti morti in mare

All’udienza generale Papa Francesco ha rivolto un appello per le vittime del naufragio vicino all’arcipelago delle Bahamas

“Sabato scorso, vicino all’arcipelago delle Bahamas, è affondato un barcone con a bordo decine di migranti provenienti da Haiti e in cerca di speranza e di un futuro di pace. Il mio pensiero affettuoso va alle famiglie provate dal dolore, nonché al popolo haitiano colpito da questa nuova tragedia”. Al termine dell’udienza generale del mercoledì, nell’aula Paolo VI, Papa Francesco ha espresso la sua vicinanza ai famigliari dei migranti, naufragati nelle acque dei caraibi sabato scorso. “Vi invito ad unirvi alla mia preghiera – ha aggiunto il Pontefice – per quanti sono drammaticamente scomparsi e per i feriti”.

Almeno 28 morti
Il bilancio della sciagura avvenuta nell’arcipelago delle Bahamas è di almeno 28 morti e 17 superstiti. Testimoni hanno riferito che sul barcone potevano esserci quasi 90 migranti haitiani. Secondo le frammentarie notizie disponibili, l’imbarcazione ha urtato uno scoglio della barriera corallina sei miglia al largo delle isole Abaco.

Paese sconvolto da povertà e violenze
Ad Haiti la situazione umanitaria e sociale resta drammatica per la cronica mancanza di infrastrutture, servizi e beni di prima necessità. Anche la sicurezza risulta molto deteriorata, con scontri tra bande armate che coinvolgono civili inermi e continue proteste contro il governo del primo ministro, Jovenel Moise, che sfociano in violenze. Le dimostrazioni sono iniziate lo scorso luglio a causa di uno scandalo nell’ambito di un programma venezuelano che forniva al Paese petrolio in sovvenzione e che ha visto coinvolti alcuni ex ministri per l’appropriazione di fondi.

Fondazione Rava: haitiani cercano lavoro in Usa
“L’estrema miseria non consente nemmeno di avere i documenti per espatriare in modo legale”, racconta a VaticanNews, Maria Vittoria Rava, presidente della Fondazione Rava attiva da anni ad Haiti per l’assistenza dei bambini tramite ospedali, scuole e centri di formazione:

R. – Come fondazione Francesca Rava abbiamo un osservatorio ormai da 30 anni su questo Paese che non si è mai risollevato, dove c’è l’assenza totale di infrastrutture di base, cioè non esistono strade, non esiste la distribuzione di energia elettrica, non esiste la distribuzione di acqua potabile, non esistono le fogne, non esistono ospedali e scuole pubblici per la gente. La prima causa di mortalità nei bambini e non solo è ancora la malnutrizione. Queste persone poi, quando scappano – ed è naturalmente una piccola percentuale comunque delle persone che vivono ad Haiti – attraverso questi barconi lo fanno per disperazione cercando e sperando di trovare qualcosa in America, anche perché attraverso le vie tradizionali, non avendo documenti, sono prigionieri di quest’isola, perché la povertà, la miseria estreme in cui vivono, non rendono possibile neanche fare i documenti che permettono di viaggiare in modo legale.

Quali sono le emergenze più impellenti? Sappiamo che la situazione della sicurezza è fuori controllo, con scontri tra bande armate …

R. – Sì. L’emergenza principale è dovuta all’estrema miseria. La maggior parte delle persone – sono 11 milioni e mezzo di abitanti – vive sotto la soglia della povertà. Questa estrema miseria, l’assenza di accesso a cure mediche, all’educazione, creano uno stress, una situazione di grande disagio e queste guerriglie alla fine producono danni tra di loro. recentemente ci sono stati disordini molto gravi per l’aumento del prezzo del petrolio e questo è uno dei motivi per cui ci sono poi scontri armati.

Possiamo dire che il Paese è ancora nella fase del dopo terremoto, il terribile terremoto del 2010?

R. – Sì, sicuramente il terremoto è stato come una guerra, ha ucciso 300 mila persone, ma poteva anche essere una chance per questo Paese, poiché per un attimo i riflettori del mondo sono stati rivolti ad Haiti che poi viene sempre dimenticata; l’appello del Papa è stato meraviglioso per riportare luce. In questi anni le macerie forse sono state spostate, ma non c’è stata una ricostruzione del Paese e non c’è stato un intervento efficace. Ciò che le persone chiedono, ed è incredibile, è un lavoro. Qui non c’è turismo e quindi le persone non sono abituate a chiedere l’elemosina. Sono persone molto degne e chiedono “travail”. Quando scappano, lo fanno perché cercano un futuro per le loro famiglie e cercano un lavoro. Molte persone qui vivono delle rimesse dei loro parenti che sono riusciti a scappare e che hanno trovato un lavoro degno negli Stati Uniti o in altri Paesi limitrofi; poi mandano i soldi per mantenere i loro parenti che vivono ad Haiti.

Da luglio scorso il Paese è attraversato da proteste contro la corruzione. Nel mirino dei dimostranti c’è il primo ministro Moisé. Perché?

R. – Sicuramente la popolazione, a ondate, protesta contro il primo ministro per questo provvedimento del petrolio, ma in genere contro il governo; cercano di attirare l’attenzione perché vengano prese misure in aiuto alla gente. L’acqua e il cibo: ci sono tantissimi monopoli in Haiti che impediscono alle persone di accedere ai beni essenziali primari a prezzi equi. Quindi sono proteste che si sono sempre ripetute negli anni a ondate, dovute appunto alla miseria. Non dimentichiamoci che in Haiti ci sono sempre stati seimila caschi blu delle Nazioni Uniti come peacekeepers, cioè mandati proprio per mantenere la pace in un sistema di Paese dove il governo e le istituzioni fanno fatica a mantenerla da soli.

Ma cosa può fare la comunità internazionale per Haiti?

R. – La comunità internazionale può aiutare il Paese a organizzare innanzi tutto la creazione delle infrastrutture di base; potrebbe aiutare con l’educazione alla formazione, perché il lavoro crea pace e crea un’autosostenibilità.

Come opera la Fondazione Rava nel Paese caraibico?

R. – Siamo presenti da oltre 30 anni nel Paese con una filosofia ben precisa: trasferire conoscenze e dare empowerment agli haitiani. Abbiamo tre ospedali, 32 scuole che offrono gratuitamente educazione ai bambini di tutte le province più povere dell’isola. I progetti della Fondazione Francesca Rava qui sono diretti da padre Rick Frechette, un sacerdote passionista cattolico, che dedica da 35 anni la sua vita a questo Paese. Lui ha voluto laurearsi in medicina per poter aiutare anche come medico; ha voluto che tutti i suoi progetti e tutte le posizioni nella nostra organizzazione fossero ricoperte rigorosamente da ragazzi haitiani che venivano anche da situazioni di violenza ai quali ha insegnato una visione: lavorare per costruire un Paese migliore.

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Fonte: Vatican News

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