Pena di morte, l’arcivescovo Jurkovič: la vita umana è intoccabile

Pena di morte, l'arcivescovo Jurkovič: la vita umana è intoccabile

Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro la pena capitale. Trend in diminuzione nel mondo, ma resta ancora sconosciuto il numero delle esecuzioni in alcuni Paesi. Con noi l’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e le altre organizzazioni internazionali a Ginevra

Si celebra oggi la XVIII Giornata mondiale contro la pena capitale, in vigore dal 26 settembre del 2003. L’impegno degli abolizionisti in questi anni non è mai scemato, continua a essere in maniera ancora più decisa, nonostante si sia assistito a un aumento del numero dei Paesi che hanno abolito le esecuzioni, per legge o nella pratica, e a una diminuzione, nel 2019, delle esecuzioni e delle condanne. Anche quest’anno, i dati che testimoniano l’andamento della pena capitale, quelli di Amnesty International in testa, parlano della controtendenza di Cina, Iran, Arabia Saudita Iraq ed Egitto che proseguono nella loro politica delle esecuzioni, senza neanche rendere ufficiali i numeri che, sempre secondo Amnesty, potrebbero anche essere migliaia ogni anno, soprattutto in Cina che, assieme a Bielorussia, Vietnam e Corea del Nord, classifica i dati come segreto di Stato. Gli Stati Uniti, che lo scorso anno hanno segnato il livello più basso di esecuzioni in 10 anni, hanno invece ripreso nel giugno scorso le esecuzioni a livello federale. Papa Francesco nella sua ultima Enciclica, “Fratelli tutti” definisce la pena di morte una falsa risposta che non risolve i problemi. Per l’arcivescovo Ivan Jurkovič, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu e le altre organizzazioni internazionali a Ginevra, “la giustizia umana è fallibile, ma la pena capitale è irreversibile”:

R. – Devo dire un paio di cose preliminari che mi sembra importante non dimenticare. Quella di non considerare la pena di morte inaccettabile, si tratta di una convinzione che è sempre esistita. Il fatto che solo da 18 anni celebriamo questa data in maniera solenne, vuol dire che è una coscienza recente. Nell’insieme, io penso che, come sempre in tutti i nostri ordinamenti, così come nella vita sociale, esistano due livelli: un livello morale e l’altro giuridico. Nel passato sembravano essere tutt’uno e anche oggi sono strettamente collegali, però c’è la tendenza, nella vita degli Stati, a separare questi due aspetti in maniera almeno giuridicamente più definita, mentre, nell’aspetto morale, misericordia e giustizia sono sempre insieme. Anche nel diritto si dice che “summum ius, summa iniuria”, (somma giustizia, somma ingiustizia, ndr), vuol dire la cosa più terribile. No, occorre che la giustizia sia sempre accompagnata dalla misericordia, mentre nell’ordinamento giuridico, scritto, legiferato e così via, questa differenza un po’ sparisce, il che significa che ad un dato delitto ci vuole la risposta. Di per sé a ogni essere umano, specialmente ai giovani, è assolutamente chiaro che ammazzare uno, a prescindere da cosa abbia fatto, e con il potenziale per molti di potersi correggere, è una cosa fuori dalla logica della vita normale. L’altra cosa che mi sembra importante, è sottolineare che si possono individuare tre livelli di conoscenza: il primo è quello cognitivo. Uno legge le statistiche, ascolta i discorsi, e capisce le cose. Poi viene uno che ti porta una fotografia, come quella che abbiamo visto tutti del bambino annegato, e tutto quello che hai sentito prima ti pare niente di fronte alla forza di una immagine di una tragedia reale. Poi, come dice anche il Papa spesso, se tu vedi le persone, lì crolla tutto. Significa che tutte le convinzioni, tutti i discorsi crollano, quando vedi che la persona soffre, che è in una situazione così inaccettabile che sconvolge tutti. Io penso che la crudeltà della pena di morte sia sempre nascosta. Vive con noi, è legiferata, ma è troppo terribile da guardare. Questa terribile pena ci viene presentata in maniera asettica, nascosta, e forse è questo che non ci fa giudicare il fatto come dovrebbe essere giudicato: negativamente.

Monsignor Jurkovič, negli Stati Uniti, abbiamo assistito, nel giugno scorso, alla reintroduzione della pena capitale a livello federale. Alcune esecuzioni già sono avvenute. Questo è da definirsi un deciso passo indietro da parte di una delle più importanti democrazie?

R. – Indubbiamente i grandi Paesi hanno grandi responsabilità, questo si vede anche qui a Ginevra. Il comportamento di Paesi importanti è molto rilevante, è un fatto che nell’insieme delle Nazioni Unite un po’ si rispetta. Come si sa, alcuni Paesi hanno il diritto di veto, vuol dire che si tratta di Paesi che hanno la responsabilità più grande. In realtà, noi pensiamo che l’autorità politica sia un prodotto di chissà che cosa, mentre è un prodotto di un processo elettorale e questo vuol dire che, alla fine, è responsabilità di tutti. Quello che è più terribile è vedere che in nome della sicurezza nazionale, in nome dell’ordine pubblico, si potrebbe annullare il principio del primato della vita umana e della dignità umana. E come sappiamo è ciò che può succedere, perciò dobbiamo sapere che è una responsabilità continua, specialmente della Chiesa, ma anche di tutti gli uomini di buona volontà, degli uomini della cultura, quella di educare le persone. Le cose sono reversibili, non è che una volta raggiunto un livello rimaniamo lì sempre. Bisogna continuamente promuovere una terapia della coscienza umana.

“Il diritto inviolabile alla vita, dono di Dio, appartiene anche al criminale”. Lo afferma papa Francesco. Però per molte persone questo principio è difficile da accettare e spesso a vincere sono degli slogan che invocano la vendetta, la legge del taglione…

R. – Noi come Chiesa guardiamo al Vangelo e il Vangelo non dà alcun appiglio a chiunque possa dire che è permessa la pena di morte. Il Vangelo è la nostra direzione, la Chiesa segue il Vangelo, la Chiesa cresce col Vangelo. Perciò siamo convinti che anche noi dobbiamo crescere e diffondere questa convinzione, che è la visione del Vangelo, della inviolabilità della vita umana. È un principio che deve essere giuridicamente confermato e protetto. Praticamente tutti i Paesi del mondo hanno i mezzi per poter scegliere le pene alternative: dobbiamo promuovere questa posizione seriamente, con convinzione.

Papa Francesco invita a lottare per l’abolizione della pena di morte in tutte le sue forme. Oggi il mondo ha raggiunto dei risultati molto importanti, perché sono 142 i Paesi che l’hanno abolita per legge o nella pratica, mentre nel 2019 e si è registrato il numero più basso di esecuzioni a livello mondiale. Eppure oggi, anche tra i cristiani, c’è ancora uno zoccolo duro che resiste e che rifiuta le parole del Papa. Lei cosa si sente di dire?

R. – Noi, come rappresentanti della Santa Sede, vediamo che la voce del Papa, ispirata da una luce interiore, è una voce molto attesa. Tutti la vogliono sentire. Si vede che le tendenze, di per sé, non sono così negative, ma sono insufficienti. Io penso che la voce profetica della Chiesa e del Papa, nell’ambito internazionale, sia molto visibile e importante. Dobbiamo rivalutare l’amore come principio necessario per la vita sociale, bisogna fare proprio questo! Si deve sapere che perdono, amore e misericordia sono principi che devono trasformarci. Io penso che col tempo, ma anche con la maturazione delle coscienze umane, con la crescita della responsabilità generale, faremo passi avanti. Noi siamo fiduciosi e incoraggiati, anche grazie alla nuova Enciclica, a continuare questa battaglia.

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Fonte: Vatican News

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