Predicatore degli Esercizi spirituali: ritrovare il desiderio di volgersi al cuore di Dio

Predicatore degli Esercizi spirituali: ritrovare il desiderio di volgersi al cuore di Dio

Quinta meditazione stamattina per Papa Francesco e la Curia Romana ad Ariccia, presso la Casa Divin Maestro, per gli annuali esercizi spirituali. L’abate di San Miniato al Monte, a cui sono stati affidati, ha messo al centro della sua riflessione la prospettiva del desiderio che apre l’uomo al mistero di Dio

“Gli ardenti desideri’: questo il tema proposto dall’abate Bernardo Francesco Maria Gianni, nella riflessione di questa mattina. Come nei giorni scorsi, filo rosso sono i versi poetici di Mario Luzi dove si parla del desiderio di superare ogni forma di egoismo, per volgersi solamente alla presenza, al volto, al cuore di Dio, facendosene poi testimoni credibili “nelle strade dove siamo chiamati ad essere missionari di quella fraternità che trasforma le nostre chiusure in testimonianza, in condivisione dell’amore che abbiamo ricevuto”. E osserva:

Questa prospettiva vale ovviamente in modo particolarmente intenso per la Chiesa e per questa nostra comunità che sta vivendo questi esercizi spirituali davvero per tornare ognuno alle proprie responsabilità come le stelle del profeta Baruc che evocheremo proprio domani. “Stellò forte la notte”, ci dirà Mario Luzi, stelle brillanti che rispondono con gioia il loro “eccomi”, davanti al Signore per diventare firmamento, luce, orientamento nella notte dell’umanità.

San Benedetto e il desiderio di Dio
L’abate cita la Regola di San Benedetto che si apre nella prospettiva del desiderio, e che ci racconta ” il desiderio di Dio di essere desiderato”, spiegando che è questo desiderio che spinge Dio “in questo movimento di discesa dal cielo per vedere, come ci dice la Regola, se c’è qualcuno che desidera vedere giorni felici”. E’ bellissimo questo esordio, commenta padre Gianni:

Ci mette davvero nella condizione di riscoprirci cercati e desiderati dal Signore, un’esperienza in realtà, ovviamente, non solo dei monaci, ma – direi – di tutta l’umanità, se solo ritrova anche, e direi soprattutto grazie, a quanto noi siamo testimoni credibili del desiderio di Dio nei riguardi del cuore di ogni uomo e di ogni donna del nostro tempo, il desiderio appunto di scoprirsi finalmente desiderati dal Signore.

E ‘ una specie di follia quella di Dio: “una follia che lo porta a svuotarsi, pur di cercare il desiderio dell’uomo”(…) Il Signore perde ogni buon senso pur di cercare l’uomo che si è smarrito”. Questo ci dice l’immagine del Buon Pastore e ci ripete San Giovanni nella sua Prima lettera: ‘In questo sta l’amore. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il Suo figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati’. Una prima conclusione che l’abate trae è questa: se possiamo ancora desiderare è perché siamo stati desiderati. E’ questa consapevolezza che ci può far superare la tiepidezza spirituale, ma non è scontata oggi, anzi.

Nel nostro tempo si è persa la capacità di desiderare
Quanto è diffuso oggi, sottolinea il predicatore, il sentimento che ci fa dire: non ho bisogno di nulla, sono ricco. E qui l’abate guarda al mondo attuale e in particolare alla situazione sociale italiana e specie ai giovani che vivono l’esperienza “di una disaffezione dal desiderio, dal desiderio delle cose durature, importanti”. E cita il 44.esimo rapporto dell’istituto Censis che così descrive l’italia: “Siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali – gli Anni Sessanta, Settanta e in misura minore agli Anni Ottanta e Novanta – si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento e dalla nirvanizzazione degli interessi e dei conflitti. Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita”.

Guardare al mondo con uno sguardo fiducioso
L’annullamento del desiderio, commenta l’abate, indica “uno stato spirituale che proprio per questo si ritrae dalla storia, si chiude in una sorta di pace, di nirvana, ad uso e consumo della nostra individualità sempre meno invitata dalla forza dell’amore a mettersi in gioco nelle strade del mondo” E’ necessario, dunque, tornare a desiderare. Nella Giornata della Pace del 2012, continua padre Gianni, Papa Benedetto scriveva che l’attesa del Signore ‘più che le sentinelle l’aurora’, come recita il Salmo 130, “nasce dall’esperienza del popolo eletto, il quale riconosce di essere educato da Dio a guardare il mondo nella sua verità e a non lasciarsi abbattere dalle tribolazioni”. La sua raccomandazione ancora valida, allora, è di guardare al mondo con questo atteggiamento di fiducia e di speranza. E ribadisce: “Davvero la sfida è essere uomini e donne di luce”.

Educare i giovani ad allargare lo sguardo
Ancora in riferimento ai giovani, l’abate Bernardo Francesco Maria, cita uno scritto di don Luigi Giussani dove si rileva che in essi ‘è come se la nascita non fosse presente; è come se i giovani non avessero ancora raggiunto la coscienza di questa dipendenza, vale a dire il sentimento dell’essere stati voluti”. E facendo riferimento alla sua personale esperienza con i giovani a San Miniato, padre Gianni racconta di questa mancata percezione riscontrata in molti di loro e della necessità dunque di mettere in campo “un’educazione che mette in gioco la vita nella dinamica dell’amore, dell’investimento, della pazienza, che è tutto il contrario di come soprattutto tanti ragazzi italiani vengono viziati per saturare immediatamente necessità e bisogni senza spalancare loro la porta stretta ma liberante del desiderio”. Il nostro prezioso compito, prosegue l’abate, è quello di allargare i confini dello sguardo delle nuove generazioni.

Donare speranza all’umanità
E il predicatore ripropone un passo della Gaudium et spes: “Si può pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”.
E allora, ecco l’invito ad essere una Chiesa dagli ardenti desideri in una città dagli ardenti desideri, in un mondo dagli ardenti desideri, risvegliando il più possibile il desiderio di Dio in tutti coloro che incontriamo, ricordando loro la grazia e il mistero dell’essere stati voluti, nonostante i tratti impervi, tortuosi e difficili della loro magari ancora giovane vita.

Quanto rendiamo attraente il banchetto a cui ci invita il Signore?
Poi un passaggio importante dell’Evangelii gaudium in cui Papa Francesco scrive: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo; i cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia. Segnare un orizzonte bello, offrire un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”. E l’abate pone un interrogativo: “Quanto ci pensiamo a non tradire la desiderabilità che il Signore ha inscritto nel suo Vangelo? Quanto non la offuschiamo, attenuiamo, mortifichiamo? Quanta poca vita ci mettiamo (…) per riscoprire la desiderabilità di quel banchetto a cui il Signore invita tutti, soprattutto gli umili, quelli scartati, quelli nei crocicchi dimenticati delle nostre strade?”

L’uomo, un essere limitato ma privo di confini
Per Georg Simmel “L’uomo è un essere confinario che non ha confini”, è limitato cioè, eppure, commenta padre Gianni, ha dentro di sé “una tensione che di fatto lo porta, quando si riattiva questa dinamica di speranza e di desiderio, a sperare quei confini”. E ricordando le parole di Romano Guardini, descrive la singolarità dell’uomo rispetto alle altre creature animate. A diffrenza dell’animale, l’uomo “non si risolve in ciò che è, egli può porsi in distanza da se stesso e riflettere su se stesso,– ed ecco il passaggio fondamentale -, può desiderarsi, aldilà di ciò che è, in direzione di ciò che vorrebbe o dovrebbe essere’. Sulla dimensione dinamica dell’uomo, il predicatore cita ancora Benedetto XVI che il 7 novembre del 2012, ha ricordato “come di fatto il desiderio è esperienza di quell’amore che è ‘estasi iniziale, pellegrinaggio, esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé e proprio così verso il ritrovamento di sé e anzi verso la scoperta di Dio’ ”. Papa Benedetto riportava la famosa frase di Pascal: ‘L’uomo supera infinitamente l’uomo’, che per l’abate è più che mai importante tener presente oggi:

Oggi che siamo tentati di ridurre l’uomo ad una macchina che funziona finché funziona, finché produce, finché è motivo di interesse, di guadagno (…). Quanto è più importante anzi decisivo dire che l’uomo supera infinitamente l’uomo, che l’uomo è fatto per scoprire come oltre gli idoli smaltati che troppe volte questa nostra sete di consumo produce per saturare i nostri cuori, ha un’indigenza radicale che l’umiltà fa scoprire e che lo Spirito Santo finalmente disseta in una dinamica per altro inesausta…

Nell’Eucarestia la dignità profonda della persona umana
Avviandosi alla conclusione, l’abate Bernardo Francesco Maria Gianni introduce la realtà dell’Eucarestia, cuore del frutto pasquale, in cui “ si incontra il più vero, ardente desiderio del nostro cuore finalmente svelato alla nostra consapevolezza (…) e d’altra parte il desiderio del Signore che vuole fare ardentemente Pasqua con noi”.

E allora, come non dirci che da questa scuola dei desideri siamo chiamati a dire una parola nuova sulla dignità di ogni uomo, di ogni donna, soprattutto dei più poveri, di quelli che per la sventura che vivono ormai credono che il loro orizzonte sia fatto solo e soltanto di bisogni e di necessità. Invece, quanto l’Eucarestia risveglia, anche in loro e soprattutto per loro la consapevolezza di essere fatti non per dei bisogni ma per dei desideri veri.

“Non vive dell’Eucarestia se non chi dona corpo e sangue per i fratelli, come Gesù, dice l’abate, e la Chiesa non ha altro modo di essere nella società”.

La gratitudine per il dono di Francesco
Oggi ricorre il sesto anniversario dall’ inizio del pontificato di Francesco e il predicatore rivolge un pensiero di gratitudine al Signore per questo dono. “Credo –afferma – che davvero il nostro Papa ci insegni a sconfinare; ricordi all’uomo e alla donna del nostro tempo di avere sì dei confini, ma soprattutto di essere invitato dalla forza dello Spirito Santo a superare quei confini, perché il cuore dell’uomo non ha confini. Questo ce lo ricorda ogni giorno con tanta intrepida fedeltà al Vangelo”.

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Fonte: Vatican News

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