Presentato ai Musei Vaticani il libro “Etruscology”

Presentato ai Musei Vaticani il libro Etruscology

Nuovo atteso appuntamento con il “Giovedì dei Musei”. E’ stato illustrato “Etruscology”: il volume in lingua inglese curato da Alessandro Naso per la casa editrice De Gruyter e dedicato alle attuali conoscenze sulla civiltà etrusca: cultura, storia, religione, società, lingua, economia, senza trascurarne topografia e relazioni nella penisola italica e nel Mediterraneo

Presentare una trattazione aggiornata sulla civiltà etrusca e costituire un punto di riferimento internazionale per gli studi in questo settore: è il duplice scopo del volume “Etruscology”, curato da Alessandro Naso per la casa editrice De Gruyter. L’opera, composta di due tomi per oltre 1.800 pagine, realizzate da 67 autori di diverse nazionalità, è stata presentata ai Musei Vaticani, nel contesto del “Giovedì dei Musei”, alla presenza, tra gli altri, di Giovanni Colonna, già ordinario di Etruscologia a La Sapienza di Roma e di Christopher J. Smith, professore di Storia Antica nell’Università scozzese di St. Andrews. Le relazioni sono state introdotte dal Direttore dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, e da Maurizio Sannibale, curatore del reparto di Antichità Etrusco-Italiche.

Gli Etruschi a tutto tondo
“L’apporto più nuovo del volume – spiega ai microfoni di Vatican News il curatore, Alessandro Naso, professore di Etruscologia e Antichità Italiche presso l’Università degli studi di Napoli Federico II – è quello di affrontare gli Etruschi da un punto di vista sistematico, con un respiro il più possibile omnicomprensivo, cercando di raccontare alcuni aspetti che altre volte non sono stati raccontati o raccontati tutti insieme: la musica, la danza, le monete, la medicina”. “La lingua inglese – prosegue – dovrebbe favorire la diffusione di questi aspetti, attorno a quelli più spiccatamente storici”.

Lontani, ma presenti
Alessandro Naso constata con rammarico, infatti, una certa crisi dell’etruscologia e dell’antichistica italiana, in generale, che fa contrarre la presenza di studiosi in questi settori. “A volte sembra un mondo un po’ scomparso – precisa – la nostra sfida è quella di dimostrare come gli Etruschi siano tra noi. Il Mar Tirreno, ad esempio, si chiama così perché vuol dire Mare Etrusco”. Questa maestosa opera, che ha richiesto un anno intero solo per realizzare gli indici, intende, dunque, non solo essere un punto di riferimento per una “nuova generazione di studiosi”, ma anche avvicinare a questa civiltà tante persone, svelando molteplici aspetti della vita degli Etruschi.

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Fonte: Vatican News

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