Querida Amazonia: una speranza per tutta la Chiesa

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All’indomani della pubblicazione di “Querida Amazonia”, i commenti all’Esortazione post-sinodale delle Conferenze episcopali di tutto il mondo sono all’insegna della speranza: parola chiave del testo del Papa. Allo stesso tempo viene posto l’accento sull’invito a camminare insieme in difesa dei diritti dei più deboli e del Creato

Speranza, sogno, invito e sfida all’azione per tutta la Chiesa. Ricorrono questi termini nei pronunciamenti di molte Conferenze episcopali dopo la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale di Papa Francesco: “Querida Amazonia”. Il documento fa seguito al Sinodo speciale dei vescovi, svoltosi in Vaticano ad ottobre dello scorso anno, sul tema: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”.

Celam: la Chiesa intimamente unita all’Amazzonia
In un comunicato, la presidenza del Celam, Consiglio Episcopale Latinoamericano, si sofferma in particolare sul settimo punto dell’Esortazione nel quale il Papa afferma di sognare “un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa”, dove tra l’altro ci siano “comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici”. “L’Esortazione – si legge nel documento del Celam – mostra con chiarezza che la Chiesa è intimamente unita all’Amazzonia”, in cammino con i popoli e le comunità indigene, nella difesa e nella promozione dei loro diritti, nella “costruzione di una vita dignitosa, espressa da Papa Francesco nel suo sogno sociale, culturale, ecologico ed ecclesiale”. L’invito è di proteggere l’Amazzonia, “cuore del pianeta”, affrontando con decisione questioni come “la deforestazione, il flagello della tratta delle persone, l’inquinamento ambientale”.

Repam: un impegno a favore della vita
Accogliere l’Esortazione del Papa, leggendola, studiandola, condividendola e soprattutto assumendola “come un vero impegno ad agire per la vita, e la vita in abbondanza, per questa Amazzonia e per le generazioni future in tutto il mondo”. Così il Repam, Rete ecclesiale panamazzonica, commentando in una nota “Querida Amazonia” e ponendo l’accento sui sogni espressi da Francesco, con l’auspicio che diventino impegno vero e proprio. Nel testo diffuso, – a firma del presidente, del vicepresidente e del segretario esecutivo, rispettivamente Cardinale Claudio Hummes, cardinale Pedro Barreto e Mauricio López – si ricorda che “la nostra amata Amazzonia è un dono dalla periferia al centro”, “un volto concreto che porta vita, che apre nuove possibilità” e che pone l’uomo “di fronte all’urgenza di una vera crisi climatica”. Come nel Vangelo, “i margini si illuminano di una nuova luce grazie alla conversione integrale del centro, affinché ci sia vita in abbondanza per tutti”. In quest’ottica, la Repam invita a lottare innanzitutto per i diritti dei popoli indigeni, tutelandone la dignità e la varietà culturale, formando “comunità pienamente cristiane con il loro volto amazzonico”.

Vescovi Usa: una visione di speranza per l’Amazzonia
“Una visione speranzosa e stimolante per il futuro della regione amazzonica, uno degli ecosistemi più sensibili e cruciali della terra, che ospita una ricca diversità di culture e di popoli”. In una nota a commento di “Querida Amazonia”, il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, monsignor José H. Gomez, sottolinea che l’evangelizzazione è chiamata a rispettare “le identità e le storie dei popoli amazzonici” e allo stesso tempo è “aperta alla novità dello Spirito, capace di creare sempre qualcosa di nuovo con l’inesauribile tesoro di Gesù Cristo”. “Querida Amazonia” è anche “a tutti noi una chiamata, nelle Americhe e in tutto l’Occidente, ad esaminare – spiega monsignor Gomez – il nostro stile di vita e a riflettere sulle conseguenze che le nostre decisioni hanno per l’ambiente e per i poveri”.

Vescovi Australia: una sfida per la Chiesa
“L’Amazzonia è lontana da noi, ma i suoi problemi non lo sono”: lo scrive monsignor Mark Coleridge, presidente della Conferenza episcopale australiana, a commento dell’Esortazione post-sinodale di Papa Francesco. Un documento che richiama anche alcune questioni aperte in Australia come la cultura indigena e una comprensione integrale dell’ecologia. Anche qui infatti, sottolinea l’arcivescovo di Brisbane, “assistiamo a volte in modo drammatico, al danno causato dagli abusi sulla natura, non solo sull’ambiente ma anche sulle comunità e su tantissime persone”. Per monsignor Coleridge, anche l’attenzione del Papa alle culture indigene in Amazzonia interessa in modo particolare l’Australia “considerata la terribile mancanza di progressi” per colmare il divario socio-economico tra le popolazioni aborigene e quelle non aborigene australiane. In questo senso esse sono “una sfida e un incoraggiamento” per la Chiesa del Paese. Infine l’arcivescovo ricorda l’importanza del protagonismo dei laici e del ruolo dei consacrati e dei diaconi permanenti nella Chiesa in Amazzonia, evidenziato in “Querida Amazonia”. “Quando tutti svolgono la propria parte – osserva – la testimonianza della Chiesa assume più forza”.

Primate d’Irlanda: rispondere alla chiamata della Chiesa
“Un invito all’azione per tutti nella nostra Chiesa e nel nostro mondo”: è il pensiero di monsignor Eamon Martin, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, su “Querida Amazonia” che “raccoglie le preoccupazioni espresse in tutto il mondo, in particolare dai nostri giovani, che chiedono di lavorare insieme per il rispetto del creato e della vita, la promozione della dignità della persona umana e per la protezione di chi è più colpito dalla distruzione dell’ambiente”. Nel commento di monsignor Martin trova spazio la riflessione del Papa sul pieno coinvolgimento dei laici, soprattutto delle donne, nella vita ecclesiale, e l’invito ad inviare missionari in Amazzonia. “Sarebbe molto bello – scrive il primate – se alcuni sacerdoti irlandesi, religiosi e missionari laici oggi prendessero in considerazione l’idea di offrire un periodo di ministero di cinque anni all’Amazzonia”. Un invito raccolto in passato dall’Irlanda, Paese che ha spesso risposto con vigore alla chiamata missionaria della Chiesa.

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Fonte: Vatican News

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