Rapporto Caritas Europa: barriere legali e burocrazia creano povertà

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In occasione della Giornata Mondiale della Giustizia sociale, Caritas Europa ha presentato il suo nuovo rapporto Care 2019 sulla povertà e le disuguaglianze in Europa, secondo il quale le barriere all’accesso ai servizi di base sono il principale fattore di aumento della povertà

Il documento presentato ieri da Caritas Europa, sottolinea che le procedure legali, gli ostacoli burocratici e la mancanza di informazioni comprensibili sono le principali barriere che le persone e i settori più vulnerabili affrontano quando cercano di accedere ai servizi di base e costituiscono un circolo vizioso che li condanna alla povertà e all’esclusione.

Rapporto Caritas nella Giornata mondiale della Giustizia sociale
Lo studio della Caritas Europa si è ispirato al tema proposto dall’Onu per celebrare ieri, come ogni 20 febbraio, la Giornata mondiale della Giustizia sociale 2020: “Chiudere il divario di disuguaglianza per realizzare la giustizia sociale”. A tal fine, il rapporto si è concentrato sulla disponibilità, l’accessibilità e l’adeguatezza dei servizi per le persone in condizioni di povertà e sulla promozione dell’inclusione sociale nei Paesi europei. In particolare, ogni Caritas nazionale ha studiato e analizzato l’accesso a tre servizi comuni a tutti, come l’occupazione, le politiche abitative, l’istruzione e i servizi di assistenza alla prima infanzia.

Calo delle nascite e invecchiamento della popolazione
Secondo lo studio, gli Stati membri dell’Unione Europea stanno affrontando enormi cambiamenti demografici che hanno un forte impatto sui contesti socio-economici di ogni Paese e quindi sull’accesso ai servizi sociali. Fattori comuni a tutti sono il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, ma anche, in proporzioni diverse, i flussi migratori e la diminuzione o l’emigrazione della popolazione in età lavorativa.

Le persone povere hanno maggiori difficoltà di accesso ai servizi
In generale, l’accesso ai servizi di base non si è adattato alle esigenze specifiche delle persone in difficoltà, perché si rivolge a gruppi specifici della popolazione, ma gruppi come i disoccupati o gli inattivi, le persone poco qualificate, i senzatetto, i disabili, le persone con problemi di dipendenza, i richiedenti asilo o i migranti, tra gli altri, sono esclusi. “Le persone che vivono in povertà – si legge nel rapporto – hanno maggiori difficoltà di accesso ai servizi rispetto al cittadino medio e quando riescono ad accedervi, il supporto fornito dal servizio è meno utile perché l’offerta è standardizzata e orientata al cittadino medio”.

Le raccomandazione per affrontare le sfide
Il rapporto Care 2019 formula una serie di raccomandazioni per l’UE per affrontare queste sfide e aumentare l’offerta di servizi, anche per i membri più svantaggiati. Tra questi figurano la creazione di posti di lavoro di qualità, la garanzia di un sostegno alle famiglie, la definizione di un reddito minimo o di un salario minimo e la fine della discriminazione. “Il passaggio verso l’accesso universale ai servizi è vitale per aiutare le persone ad uscire dalla povertà” – conclude il rapporto.

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Fonte: Vatican News

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