RD Congo: Tshisekedi vince le presidenziali, Fayulu contesta i risultati

RD Congo: Tshisekedi vince le presidenziali, Fayulu contesta i risultati

La commissione elettorale della Repubblica Democratica del Congo ha annunciato i risultati delle consultazioni del 30 dicembre scorso: Tshisekedi ha avuto 7 milioni di voti, Martin Fayulu ne ha ottenuti 6,3 milioni, mentre il candidato del partito di governo, Emmanuel Ramazani Shadary, è arrivato terzo con 4,3 milioni di preferenze

Felix Tshisekedi, il leader dell’opposizione in Repubblica Democratica del Congo, ha vinto le elezioni presidenziali. Lo ha annunciato nella notte la commissione elettorale nazionale indipendente, dopo che le consultazioni erano state rimandate per due anni e poi alla fine spostate dal 23 al 30 dicembre a causa di disfunzioni organizzative, aggravate dalla distruzione di più di 8 mila macchine elettorali in un deposito della capitale, Kinshasa. Forti in questi mesi i timori che il voto potesse essere manipolato per permettere la vittoria del candidato del partito di governo, Emmanuel Ramazani Shadary, grande alleato del presidente Joseph Kabila, al potere dal giorno dell’omicidio di suo padre Laurent-Désiré, nel gennaio 2001.

I risultati della commissione elettorale
Secondo i dati elettorali della commissione, Shadary è arrivato terzo con 4,3 milioni di voti, dopo Tshisekedi, che di voti ne ha avuti 7 milioni, e l’altro esponente dell’opposizione, Martin Fayulu, che ha ottenuto 6,3 milioni di voti e contesta i risultati evocando brogli. Suoi sostenitori hanno già manifestato stamani a Kisangani, nel nord est del Paese.

La parola alla Corte Costituzionale
La Francia, con il ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, ha parlato di risultati “non conformi” con la realtà, chiedendo chiarimenti sui dati e annunciando di voler portare il caso all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Ora si attende la conferma dei risultati elettorali da parte della Corte Costituzionale. L’insediamento del nuovo presidente è previsto per il prossimo 18 gennaio, giorno in cui la popolazione spera di assistere al primo trasferimento di potere ordinato e pacifico nella Repubblica Democratica del Congo dal 1960, anno della sua indipendenza dal Belgio. Tshisekedi, figlio di Etienne, principale figura dell’opposizione al generale Mobutu Sese Seko e poi al potere dei Kabila, scomparso nel 2017, ha promesso di combattere la corruzione e la povertà con un programma teso alla stabilizzazione del Paese.

I vescovi: non incitare alla violenza
La Conferenza episcopale nazionale del Congo, la Cenco, che con i leader protestanti e le rappresentanze civili ha monitorato tutto il processo, ha dispiegato per il voto una missione di osservazione elettorale, con oltre mille osservatori a lungo termine in diverse città e territori e ben 40 mila a breve termine in tutti i centri di voto, in un Paese afflitto peraltro in queste settimane da una nuova epidemia di ebola. Accreditati dalla commissione elettorale, tutti gli osservatori hanno potuto inviare relazioni sullo stato di avanzamento delle varie operazioni. Nei giorni scorsi, mons. Marcel Utembi, arcivescovo di Kisangani e presidente della Cenco, aveva chiarito ai nostri microfoni l’impegno dei vescovi una volta conosciuto il risultato elettorale. “Se si tratta di qualcosa che è contrario alla verità per quanto riguarda il rapporto dell’osservatorio elettorale – aveva specificato – noi diremo chiaramente che tali risultati non sono conformi alla verità delle urne. Se sono conformi, diremo tuttavia anche in questo caso la verità, confermando ciò che la commissione avrà pubblicato”. I presuli hanno comunque esortato i candidati a “non incitare alla violenza” e ad affidarsi a “ricorsi giuridici per ogni possibile contestazione” dei risultati. Sulla stessa linea il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha chiesto a tutte le parti coinvolte di “astenersi” da atti di violenza.

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Fonte: Vatican News

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