Riapertura delle scuole: risanare le ferite del Covid-19

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Ultimo webinar per “Una Chiesa più sicura”. Monito del neuropsichiatra infantile, Ernesto Caffo: ascoltare bambini e ragazzi che tornano sui banchi di scuola, resi più fragili dall’isolamento vissuto nella pandemia. Fare rete per aiutarli. Gli Stati investono nell’educazione per tutelare l’infanzia

Quarto seminario on line del ciclo per “Una Chiesa più sicura”, dedicato alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Ad animare l’incontro è stato Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, fondatore e presidente di Telefono Azzurro, l’associazione che ha sostenuto i webinar promossi dall’Unione internazionale delle Superiore generali (Uisg), insieme con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, il Centro per la tutela dei minori della Pontificia Università Gregoriana.

I danni della pandemia sui minori
Un’iniziativa voluta per allargare la conoscenza, nelle comunità ecclesiali e nelle società tutte, di problematiche ancora erroneamente ritenute marginali per una responsabile presa in carico dell’infanzia e di ogni altra persona resa debole dalle circostanze della vita. A chiudere il percorso la relazione di Caffo, collegato all’attualità del Covid-19, intitolata “Tutelare i bambini in seguito all’isolamento. In che modo la pandemia ha alterato le nostre relazioni?”.

La vita di ogni bambino è unica
Tante le suggestioni offerte dall’esperto di fama internazionale, che si è confrontato con le molte domande poste dai partecipanti in vari Paesi del mondo al webinar, a partire dalla premessa che “La vita di ogni bambino è unica, importante e preziosa” e che “ogni bambino ha diritto alla dignità e alla sicurezza”, come ribadito da Papa Francesco (Dichiarazione di Roma, 6 ottobre 2017). Da qui il monito di Caffo a ricordare – come sancito nella Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e in altre Carte internazionali – che il minore è sempre soggetto di diritto e mai oggetto di diritto o sfruttamento da parte di altri. Diritto primario alla cura e alla tutela, che purtroppo sono grandemente venuti meno durante la pandemia, che ha quasi ‘occultato’ bambini e adolescenti, chiusi in casa, allontanati dalle scuole e da ogni altro spazio, ambiente educativo, ricreativo e sportivo, privati della compagnia dei pari, dei parenti e soprattutto dei nonni, figure di grande rilievo nella formazione dei più piccoli, che spesso non hanno capito a fondo il motivo di questo isolamento.

Scuole chiuse e abbandono
Tutto ciò ha comportato, secondo dati dell’Unesco, danni al 90 per cento dei minori, imputabili soprattutto alla chiusura delle scuole, dove il ricorso all’insegnamento a distanza ha mostrato tutti i suoi limiti a sostituire l’educazione in presenza, oltre che rivelarsi del tutto fallimentare in situazioni familiari già socialmente svantaggiate. La chiusura forzata di bambini e ragazzi in ambienti di precarietà e promiscuità, materiale e morale, ha accresciuto i rischi di stress, disagi e violenze dirette o assistite e l’impossibilità di intervenire attraverso servizi sociali, che erano sospesi; particolarmente grave l’abbandono subito dai minori con disabilità fisica e mentale.

Disagi e stress nell’infanzia
In tutto il mondo sono aumentati – ha riferito Caffo – i disturbi del sonno, dell’alimentazione, dell’ansia e della depressione, dell’aggressività, della paura della morte non elaborata. Da qui l’urgenza di capire che il ritorno alla normalità, con la riapertura delle scuole e degli altri centri dedicati all’infanzia, non potrà non tenere conto di quando accaduto nei mesi del lockdown nel corpo e nella mente dei bambini e dei ragazzi, specie dei più piccoli da 0 a 6 anni, che non hanno avuto neanche il supporto delle attività a distanza e potrebbero avere introiettato esperienze negative senza possibilità di esprimerle in alcun modo se non a distanza magari di anni.

Il dovere primario dell’ascolto
Da qui l’appello accorato di Caffo rivolto agli adulti, ai genitori, ai familiari, agli educatori e a tutti gli operatori e alle agenzie, comprese le istituzioni cattoliche come parrocchie e oratori, che vengono in contatto con bambini e ragazzi, di porsi in loro ascolto, attentamente, cercando di cogliere i segnali di rischio e di stimolare in loro la resilienza, ovvero la capacità di volgere le negatività in positività, facendo perno sulle loro energie e su quelle delle comunità in cui vivono. Un ascolto responsabile e competente, ha insistito Caffo, che abbisogna di formazione specifica, su cui investire da parte degli Stati, specie sul personale scolastico e sui servizi sociali di risposta ai bisogni emergenti dell’infanzia, soprattutto dopo la denuncia da parte dei minori stessi e degli adulti di casi di sofferenze o di abusi e violenze.

Minori dimenticati e predati on line
La pandemia ha inoltre aumentato, come risulta da studi internazionali sulla rete, gli episodi predatori di pedofilia ai danni di minori, sovraesposti anche ai rischi di cyber bullismo e di altre forme di abusi, alla permanenza prolungata sulle piattaforme di giochi on line e ad intrattenere rapporti inconsapevoli con adulti.

Fare rete, creare sinergie, investire
La strada da intraprendere dopo la pandemia è dunque quella – ha sottolineato Caffo – di una maggiore consapevolezza dei diritti dei minori da parte degli adulti, che riguardo il mondo digitale, entrato ancor più nel nostro quotidiano ordinario, debbono imparare loro stessi a conoscere bene la rete, a saperla gestire e a capire come tutelare bambini e ragazzi, che vi accedono liberamente fin dai primi anni di età. Sono obblighi di cura dell’infanzia non più rinviabili, che interpellano le famiglie, le aziende e gli Stati. Non è più pensabile che sia la scuola da sola a pensarci, come ci si è illusi in passato. Occorre fare rete, creare sinergie e affinare competenze nella stessa Chiesa e nella società.

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Fonte: Vatican News

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