Santa Sede: Sri Lanka, attacchi di Pasqua chiaramente anticristiani

Santa Sede: Sri Lanka, attacchi di Pasqua chiaramente anticristiani

Il rappresentante vaticano all’Onu, mons. Auza, ha detto che non bastano le parole di condanna, ma bisogna chiamare con il loro nome questi attacchi, che sono esplicitamente anti-cristiani. Se si denunciano islamofobia e antisemitismo, bisogna denunciare anche la cristianofobia

Mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha partecipato ieri all’evento commemorativo per le vittime degli attacchi avvenuti la Domenica di Pasqua in Sri Lanka. L’incontro si è svolto presso la sede Onu di New York ed è stato organizzato dall’Ufficio del presidente dell’Assemblea generale e dalla Missione permanente in Sri Lanka.

Vicinanza del Papa alla comunità cristiana
Il presule è tornato con dolore agli attacchi del 21 aprile scorso, che hanno causato almeno 257 vittime e secondo il governo srilankese sono stati compiuti da un gruppo estremista musulmano locale, anche se sono stati rivendicati dall’Is, il cosiddetto Stato islamico. Mons. Auza ha assicurato le sue preghiere per le vittime e le loro famiglie. “Nel giorno in cui i cristiani celebrano la loro festa più solenne – ha affermato – e celebrano il trionfo definitivo della vita sulla morte, del bene sul male e della luce sulle tenebre, gli estremisti hanno gettato una coltre nera di morte, di male e oscurità sul bel paese dello Sri Lanka e, di fatto, su tutto il mondo”. Il rappresentante vaticano ha ricordato l’appello del Papa a Pasqua subito dopo l’attacco e la sua “vicinanza alla comunità cristiana, colpita mentre era raccolta in preghiera, e a tutte le vittime di così crudele violenza”.

Chiamare questi attacchi col loro nome
Mons. Auza ha sottolineato il fatto che, in queste circostanze, si è soliti denunciare in modo forte gli atti di terrorismo compiuti da estremisti e fondamentalisti, ma “le parole di condanna, per quanto sincere, non bastano. Sono necessari interventi per eliminare questo flagello alla radice. Una delle azioni necessarie nella lotta per sradicare tale violenza consiste nel chiamare gli attacchi con il loro nome”.

Si tratta di attacchi esplicitamente anticristiani
“Ciò che è avvenuto nello Sri Lanka – ha proseguito – non è accaduto la domenica di Pasqua per caso o per coincidenza. Due importanti Chiese cattoliche e una Chiesa evangelica sono state deliberatamente prese di mira nel corso delle funzioni religiose. Trascurare l’aspetto esplicitamente anticristiano di questi attacchi farebbe un’ingiustizia alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie”.

Non denunciare solo odio anti-ebraico e anti-musulmano
“La comunità internazionale – ha detto Auza – è molto franca, e a ragione, nel denunciare l’aumento dell’odio anti-ebraico e anti-musulmano”, ma “lo stesso standard deve essere applicato agli attacchi contro i cristiani”. Il presule ha ricordato la recente risoluzione Onu adottata il 2 aprile scorso dall’Assemblea Generale sulla lotta al terrorismo che condanna “tutti gli attacchi terroristici contro luoghi di culto motivati dall’odio religioso”. La risoluzione non parla solo di islamofobia e antisemitismo, ma anche di cristianofobia. Dunque – ribadisce Auza – “gli attacchi terroristici sono sempre e ovunque deplorevoli”. Inoltre – ha aggiunto – “gli attacchi ai credenti religiosi durante gli atti di culto sono l’attacco più vergognoso e vile contro la pace che si possa immaginare. Questo è quello che è successo nello Sri Lanka. E tutto il mondo è giustamente in lutto”.

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Fonte: Vatican News

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