Sea Watch. Mons. Scicluna: l’Ue sia sempre presente

Sea Watch. Mons. Scicluna: l’Ue sia sempre presente

Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, l’arcivescovo maltese mons. Scicluna esprime la sua gratitudine per la cooperazione dei Paesi europei e la solidarietà del governo di Malta. Il presule richiama l’importanza dell’appello del Papa per i migranti delle due navi

All’indomani del via libera all’intesa con l’Unione europea, ottenuta dal premier italiano Giuseppe Conte, dopo giorni di un tesissimo scontro a distanza con il Ministro dell’Interno Salvini, l’arcivescovo di Malta sottolinea ai microfoni di Radio Vaticana Italia l’esperienza durissima vissuta dalle 49 persone, per 19 giorni a bordo delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye e richiama l’importanza dell’appello di Papa Francesco. Ascoltiamo le sue reazioni nell’intervista di Antonella Palermo.

R. – Prima di tutto un grande senso di sollievo anche per la gente che ha fatto questa esperienza durissima – forse è un eufemismo parlare di ‘esperienza durissima’ – e poi anche di gratitudine: ai Paesi europei che hanno cooperato e hanno mostrato una ‘solidarietà concreta’, per usare proprio le parole dell’appello che ha fatto il Santo Padre il giorno dell’Epifania; al governo di Malta che ha insistito per questa solidarietà concreta. Per il futuro, che si creino delle garanzie e strutture di solidarietà perché un’esperienza così non si ripeta.

Quanto ha inciso l’appello all’Angelus di Papa Francesco per la risoluzione di questa situazione in stallo per 19 giorni?

R. – E’ sempre un richiamo alla coscienza dell’umanità, quello del Papa. E’ una parola paterna che poi non obbliga nessuno, ma il Papa con il suo accorato appello ha fatto ricordare all’umanità che il tasso di civiltà si calcola quando noi mostriamo solidarietà concreta gli uni con gli altri.

Quali sono i suoi auspici riguardo alla collocazione delle persone che hanno vissuto questo dramma?

R. – Speriamo prima di tutto che si rispetti il principio dell’unità familiare, secondo me le autorità europee hanno già a cuore questo principio di non dividere le famiglie. Secondo, questo è un principio di solidarietà che rispetta anche il principio della proporzionalità e mostra anche come può funzionare un sistema dove tutta l’Europa si fa carico di una responsabilità che ha. Noi, Paesi del sud europeo abbiamo sempre detto che la nostra porta non è solo una porta a un Paese individuale e particolare ma è una porta all’Europa, per cui quando dei migranti bussano alla porta sud dell’Europa, è giusto che l’Europa risponda come Unione europea, perché altrimenti se l’Unione europea è presente solo quando il tempo è bello, e quando c’è il maltempo tutti ci chiudiamo nella nostra piccola ‘casucciola’, ecco, così non funziona…

La Chiesa valdese si è mostrata subito disponibile ad accoglierne più di dieci, una mobilitazione con una forte connotazione ecumenica…

R. – Secondo me ci sono momenti di ecumenismo che sono veramente la gloria della cristianità. San Giovanni Paolo II parlava dell’ecumenismo del martirio ma c’è anche l’ecumenismo della carità e della solidarietà e questo gesto dei fratelli valdesi è una conferma di quanto possa essere potente la testimonianza della solidarietà e dell’ecumenismo della compassione e della fratellanza.

Mentre i migranti erano vivevano la lunga attesa prima di approdare in qualche porto sicuro, lei ha voluto recarsi a bordo della Lifeline ormeggiata nel grande porto di Malta e da lì ancora una volta lanciare un appello perché la situazione si sbloccasse. Che esperienza è stata per lei?

R. – Per me, per noi, è stata un’esperienza forte perché ho potuto anche incontrare questi volontari che su Lifeline sono da mesi ormeggiati al porto di La Valletta. Ho potuto discutere con loro su alcuni aspetti pratici e ascoltare anche le ultime notizie che giungevano dalle due navi, Sea Watch 3 e Sea Eye. Ho incontrato personalmente questa gente, porre loro le domande che si fa la gente comune, per esempio: ‘siete un servizio taxi nel Mediterraneo? Quale è il rispetto delle regole internazionali che bisogna enfatizzare e su cui bisogna insistere?’. Ecco, queste domande bisogna farle in famiglia, perché l’esperienza di solidarietà non diventi anarchia ma diventi una cosa che garantisce la dignità della persona, nella piena osservanza delle regole internazionali e nel fattibile.

Questa vicenda si è risolta per ora in questo modo, ma nel futuro?

R. – Senz’altro ci sarà sempre questo flusso migratorio. E’ importante che questa esperienza porti – come dicevo – a delle strutture, dei meccanismi o che magari riavvii alcune esperienze del passato perché il Mediterraneo da cimitero diventi luogo di accoglienza.

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Fonte: Vatican News

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