Sfruttamento lavoro minorile. Ilo: serve più consapevolezza

Sfruttamento lavoro minorile. Ilo: serve più consapevolezza

Dati in calo, ma mancanza di consapevolezza specie tra i consumatori: questo nel commento dell’Ilo sull’odierna Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

La consapevolezza: questa la parola chiave davanti ad una piaga come quella del lavoro minorile. Così parla Maria Gabriella Lay dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) in occasione dell’odierna Giornata mondiale dedicata a questo tema.

A rischio crescita e sviluppo
Nel mondo ci sono 73 milioni di bambini costretti a lavori pericolosi — quasi la metà dei 152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni tuttora vittime del lavoro minorile. Questi bambini lavorano nelle miniere e nei campi, nelle fabbriche e nelle case. Essi sono esposti a sostanze tossiche, trasportano carichi pesanti o lavorano tante ore ogni giorno e subiscono danni fisici e psicologici permanenti. Anche la loro vita può essere compromessa. “Ai bambini viene negato il diritto alla scuola, allo studio al gioco. Perché tante volte cominciano a lavorare in età tenerissima, già dai 5 anni di vita”. Sono bambini che- dice Maria Gabriella Lay- “non hanno un futuro e vengono privati del loro presente”.

L’Africa maglia nera
Il continente maggiormente colpito è l’Africa, in cui bambini e adolescenti sono il 19,6 per cento del totale dei lavoratori. A seguire l’Asia-Pacifico con il 7.4% e le Americhe con il 5.3%. Meglio l’Europa e l’Asia centrale con il 4.1%. “Nel corso degli anni – spiega Lay – possiamo dire che c’è stato un calo” dello sfruttamento. Le Nazioni Unite hanno lavorato in modo serrato affinché i Paesi adottassero le Convenzioni internazionali, vagliate anche dai rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori. Agricoltura, miniere, edilizia e industria i settori in cui i diritti sono più calpestati. A seguire i lavori domestici e quelli svolti in strada. I consumatori con le loro scelte “possono fare la differenza nella vita di un bambino”: bisogna saperlo.

Produzione senza regole etiche
“Laddove la produzione non viene regolata da una etica – continua Lay – che si impone nel processo produttivo, invece che essere regolato dal profitto, chi ha lo strapotere condiziona questi soggetti”. E conclude: “Non si può disgiungere il progresso economico da quello sociale”.

Non scordatevi di fare clic su “MI PIACE” nella nostra pagina Facebook e di seguirci su Facebook per ricevere tutte le notizie, immagini, video e informazioni sempre aggiornate su Papa Francesco.

Fonte: Vatican News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *