Sinodo: salvaguardare il Creato, “Casa comune” delle generazioni future

Sinodo: salvaguardare il Creato, “Casa comune” delle generazioni future

“Scegliere”, ovvero il tema della terza parte dell’Instrumentum laboris è stato ancora il filo conduttore della 15° Congregazione generale del Sinodo dei Vescovi sui giovani, svoltasi nel pomeriggio di mercoledì 17 ottobre. Spazio anche a numerosi Uditori. 250 i Padri Sinodali presenti

La Chiesa sia araldo nel campo dell’ecologia, perché bisogna fare di più per lasciare una “casa comune” intatta alle giovani generazioni: questo la riflessione di partenza dell’Aula del Sinodo, nel pomeriggio del 17 ottobre. Il sogno di molti giovani – aggiunge un Uditore – è quello di una Chiesa profetica nel campo dell’ecologia e dell’economia: il grido della terra e quello dei poveri non possono essere ignorati. Il mancato rispetto dell’ambiente genera, infatti, nuove povertà; di qui l’appello a modificare i sistemi economici attraverso una verifica attenta dei consumi, degli investimenti, delle rendicontazioni. Perché ciò che le comunità cristiane, gli istituti di vita consacrata, le associazioni e i movimenti ecclesiali amministrano – si afferma – non è di loro proprietà, ma è al servizio dei poveri. I Padri Sinodali ricordano, inoltre, che lo sfruttamento terriero da parte di multinazionali ha conseguenze catastrofiche sugli ecosistemi locali, costringendo le popolazioni a migrare.

Lavoro dia respiro alla creatività dei giovani
Centrale anche l’analisi del tema del lavoro: oggi, si dice in Aula, esso è considerato principalmente una fonte di reddito. Ma tale approccio puramente economico scivola nel riduzionismo, perché priva il lavoro della sua dimensione umana e ne mina la creatività. I giovani, invece, sognano un’occupazione che corrisponda alle loro attitudini, perché solo così si sentiranno realizzati. Di qui, il richiamo del Sinodo all’importanza degli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa.

Aiutare i giovani a frequentare la Bibbia
Poi, spazio al tema del protagonismo giovanile e alle sue difficoltà, tra cui il clericalismo. I vescovi riconoscono alcune mancanze del clero, ma al contempo incoraggiano i laici ad essere più pro-attivi nella vita ecclesiale. Bisogna cercare il protagonismo vero – dicono i Padri – ovvero quello ispirato non alla propria persona, ma a Cristo e ai Santi. La vocazione alla santità è, infatti, universale: essa dà senso all’azione della Chiesa e della vita cristiana, rappresentandone il volto più bello. Del resto, tra i Santi attualmente si contano circa 160 giovani, amici appassionati di Gesù Crocifisso, mentre per altrettanti la causa di canonizzazione è già in corso.

In gioco la credibilità della Chiesa
“Aiutiamo i giovani a frequentare la Bibbia”, ribadiscono ancora i vescovi, perché essa custodisce le risposte alle tante domande dei ragazzi. La Pastorale giovanile, allora, dovrà avere due obiettivi chiari: l’incontro della gioventù con Cristo e l’ascolto dei ragazzi, affinché si sentano “interconnessi” nella vita ecclesiale. Da parte della Chiesa i giovani si aspettano, infatti, credibilità, ovvero concordanza l’azione e dottrina, perché non serve chiedere perdono, se poi non seguono gesti e atteggiamenti concreti. E per essere credibili – dice il Sinodo – bisogna affrontare questioni cruciali come quella degli abusi, affinché le colpe vengano ammesse e le strutture rinnovate.

Opzione per e con i giovani
Poi, il mondo digitale: i vescovi suggeriscono, ad esempio, che le giovani generazioni partecipino alla stesura di standard etici per le pagine web cattoliche, o che si rifletta sulle possibilità che i social network offrono nel campo del dialogo interreligioso. Serve audacia da parte della Chiesa, continuano i vescovi, anche per sfidare il mondo su temi critici come il traffico di armi, e per parlare ai leader internazionali con chiarezza, affinché non mettano più a rischio il futuro dei giovani. Sostenere sempre i giovani, dunque – è il suggerimento del Sinodo – anche economicamente, cercando di passare da “l’opzione per i giovani” a “l’opzione con i giovani”, perché ciò significa coinvolgerli pienamente nella vita ecclesiale ed essere consapevoli che essi non rappresentano un problema, ma sono parte della soluzione. Occorre umiltà, affermano i vescovi: i giovani vanno rispettati, ascoltati, accompagnati lungo il loro cammino, senza “addomesticarli” o spegnere la passione che li contraddistingue.

Rinnovare la catechesi e rilanciare le scuole cattoliche
Quindi, il Sinodo riflette sulla catechesi e sulla necessità di rinnovarla, soprattutto di fronte al proliferare di sètte, in particolare in alcuni Paesi africani. Di qui, il suggerimento di rilanciare l’evangelizzazione in modo concreto, coinvolgendo direttamente i giovani ed utilizzando un linguaggio adeguato che sappia approfondire la fede. Centrale anche la riflessione sui giovani che vivono nelle “periferie della società”, veri territori di missione in cui la Chiesa può e deve portare evangelizzazione e formazione. L’istruzione, infatti, non deve essere un privilegio, bensì un diritto. Per questo, il Sinodo richiama l’importanza delle scuole cattoliche, luogo di incontri profondi e formativi: le scuole e le Università cattoliche non insegnano, ma fanno sperimentare la carità, il servizio, la giustizia, divenendo così vere e proprie esperienze di vita e di fede. L’Aula del Sinodo non dimentica, poi, il dramma dei giovani tossicodipendenti: la Chiesa è l’unica istituzione che può pronunciare una parola profetica in questo ambito, affermano i Padri, ribadendo la necessità di lottare contro una dilagante “cultura della morte”.

Le Giornate della gioventù, momento di incontro e dialogo
Lo sguardo del Sinodo si volge anche alle Giornate della gioventù, momento di incontro, ma anche di dialogo interreligioso tra ragazzi a volte di fedi differenti. Simili Giornate – afferma anche un Uditore – sono l’esempio di una Chiesa in uscita e rappresentano lo spazio adatto per rinnovarsi e sognare, perché non è sognare che aiuta a vivere, ma è vivere che deve aiutare a sognare. Negli interventi degli Uditori, ritorna poi il tema della necessità di valorizzare di più la donna all’interno della vita ecclesiale, così come quello di una Chiesa “generativa” che si fa con i giovani, evangelizzatori – corresponsabili, coinvolti e non convocati – dei loro coetanei. Una Chiesa plurale, insomma, che scommetta contro ogni tipo di personalismo, ostacolo al dialogo.

Costituita Commissione per redigere la Lettera del Sinodo ai giovani
Infine, come auspicato da diversi partecipanti al Sinodo, è stata costituita una Commissione che rediga una Lettera dell’Assemblea ai giovani di tutto il mondo. La Commissione è costituita da cinque Padri Sinodali (Card. Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui nella Repubblica Centrafricana; Mons. Emmanuel Gobbillard, vescovo ausiliare di Lione in Francia; Mons. Anthony Colin Fisher, arcivescovo di Sydney in Australia; Mons. Eduardo Horacio García, Vescovo di San Justo in Argentina); due giovani Uditori (Briana Regina Santiago, delle Apostole della Vita Interiore negli Stati Uniti d’America, e Anastasia Indrawan, membro della Commissione per i giovani della Conferenza episcopale di Indonesia); un Esperto (don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana) e l’Invitato speciale Frère Alois, Priore della Comunità ecumenica di Taizé. Appena pronta, la bozza della Lettera verrà presentata in Aula.

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Fonte: Vatican News

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