Siria: 5 anni fa, l’uccisione del gesuita olandese Padre van der Lugt

Siria: 5 anni fa, l’uccisione del gesuita olandese Padre van der Lugt
Impegnato nel dialogo interreligioso, il padre gesuita fu ucciso ad Homs. Nella mia amata Siria tacciano le armi, affermò Papa Francesco nel ricordare il confratello

Sono trascorsi cinque anni dalla morte di padre Frans van der Lugt, il gesuita olandese assassinato ad Homs, in Siria il 7 aprile del 2014. Il religioso olandese, che aveva 75 anni al momento della morte, aveva vissuto in un monastero nella città vecchia e denunciava spesso la mancanza di medicinali, viveri e aiuti per i civili assediati.

L’impegno con i ragazzi disabili
Rapito, picchiato e ucciso davanti alla residenza della Compagnia di Gesù di Homs, padre van der Lugt viveva in Siria dal 1966, dopo un breve periodo trascorso in Libano. Molto impegnato nel dialogo interreligioso e psicoterapeuta, aveva avviato il progetto Al Ard (“la terra”), un centro di spiritualità sorto poco fuori dalla città, che ospitava circa 40 ragazzi con handicap mentale, provenienti dai villaggi vicini.

L’appello del Papa
In Siria, il religioso olandese aveva vissuto in un monastero nella città vecchia, denunciando spesso la mancanza di medicinali, viveri e aiuti per i civili assediati ed affermando l’urgenza di trovare un accordo per intervenire in favore dei civili malati, stremati, affamati. All’Udienza generale del 9 aprile 2014, Papa Francesco lo aveva ricordato con questo appello: “Lunedì scorso, ad Homs, in Siria, è stato assassinato il Rev.do P. Frans van der Lugt, un mio confratello gesuita olandese di 75 anni, arrivato in Siria circa 50 anni fa, che ha sempre fatto del bene a tutti, con gratuità e amore, e perciò era amato e stimato da cristiani e musulmani. La sua brutale uccisione mi ha riempito di profondo dolore e mi ha fatto pensare ancora a tanta gente che soffre e muore in quel martoriato Paese, la mia amata Siria, già da troppo tempo preda di un sanguinoso conflitto, che continua a mietere morte e distruzione. Penso anche alle numerose persone rapite, cristiani e musulmani, siriani e di altri Paesi, tra le quali ci sono Vescovi e Sacerdoti”.

Tacciano le armi!
“Chiediamo al Signore – aveva detto il Papa – che possano presto tornare ai loro cari e alle loro famiglie e comunità. Di cuore vi invito tutti ad unirvi alla mia preghiera per la pace in Siria e nella regione, e lancio un accorato appello ai responsabili siriani e alla comunità internazionale: per favore, tacciano le armi, si metta fine alla violenza! Non più guerra! Non più distruzione! Si rispetti il diritto umanitario, si abbia cura della popolazione bisognosa di assistenza umanitaria e si giunga alla desiderata pace attraverso il dialogo e la riconciliazione. Alla nostra Madre Maria, Regina della pace, chiediamole che ci dia questo dono per la Siria”

La morte non ha l’ultima parola
Ora, ricorda l’Agenzia Fides, in occasione del quinto anniversario dell’assassinio del religioso, i gesuiti dell’Olanda e delle Fiandre hanno realizzato un video in cui si lancia un appassionato appello a non lasciare che la morte abbia l’ultima parola. Oggi quattro gesuiti vivono nella casa in cui padre van de Lugt è stato assassinato e dove è sepolto. Molte persone vanno a pregare nella sua tomba. Sebbene le strade e gli edifici intorno alla comunità siano stati seriamente danneggiati, i gesuiti organizzano corsi di educazione e centinaia di giovani e adulti frequentano la Chiesa.

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Fonte: Vatican News

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