Sudan: verso nuovi negoziati tra militari e civili

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Dopo la repressione delle proteste nei giorni scorsi, costata diverse vittime tra i civili, i negoziati riprenderanno grazie alla mediazione dell’Etiopia

Le autorità militari e il movimento dei contestatori, che reclamano un trasferimento dei poteri ai civili, presto siederanno di nuovo al tavolo dei negoziati. Lo annuncia un portavoce del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, che ha tentato con successo una mediazione. I dimostranti hanno annunciato la fine delle proteste dopo che l’esercito ha liberato alcuni capi della rivolta, arrestati nei giorni scorsi durante una dura repressione. L’obiettivo dei negoziati”, spiega l’africanista dell’agenzia Dire, Vincenzo Giardina, “è trovare un punto di incontro tra il ruolo assunto dal Consiglio di transizione militare e i manifestanti, che da dicembre chiedono un ruolo centrale e una guida nel nuovo governo”.

La situazione attuale in Sudan
“La rivoluzione rischia di restare nel buio”, continua il giornalista. “Questa mattina, di fronte a Montecitorio, c’è stata una manifestazione di rifugiati e di migranti sudanesi che hanno denunciato le morti”. Fonti civili parlano di 118 vittime, mentre secondo le stime delle autorità militari sono 61. Unicef denuncia che 19 bambini hanno perso la vita dopo gli scontri del 3 giugno. Intanto, dopo tre giorni di paralisi, la vita nella capitale sudanese sta tornando alla normalità, ma resta la tensione nel paese. “Dal Sudan non si riesce ad avere notizie”, dice Giardina. “Non c’è internet e le comunicazioni telefoniche sono difficili. Pochi giorni fa è stata chiusa la redazione a Khartum di Al Jazeera”. Segno che le condizioni economiche sono difficili ed è in corso una regionalizzazione della crisi.

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Fonte: Vatican News

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