Suor Bottani sulla tratta: bisogna sognare un mondo più giusto

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“Talitha Kum in Africa: le religiose protagoniste contro la schiavitù moderna”. E’ il titolo dell’incontro che si è svolto ieri a Roma presso la sede dell’Unione internazionale delle Superiore Generali. Presenti, tra gli altri, Derek Hannon, ambasciatore dell’Irlanda presso la Santa Sede, e Sally Jane Axworthy, ambasciatrice del Regno Unito presso la Santa Sede

Non lasciamoci schiacciare “dall’illusione” che non si possa “fare niente”: “non è vero”. E’ questo il messaggio che suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, lancia ai microfoni di Vatican News. Intervistata da suor Bernadette Mary Reis, della sezione inglese, la religiosa è intervenuta ieri all’incontro “Talitha Kum in Africa: le religiose protagoniste contro la schiavitù moderna”, presso la sede dell’Unione internazionale delle Superiore Generali, raccontando la sua recente esperienza nei progetti contro la tratta in Nigeria, Burkina Faso e Camerun, con i supporti dei Governi d’Irlanda e Regno Unito.

Costruire un mondo giusto e solidale
“La paura che ci viene messa addosso dà una forza incredibile alle organizzazioni criminali”, rimarca ancora suor Gabriella Bottani, ma “la forza del bene va contro la dinamica della paura”. Di qui, l’invito a non “avere paura” per valorizzare, invece, “la convivenza nel rispetto dell’umanità”, tornando “a sognare un mondo più giusto”, “una società dove ogni persona possa essere riconosciuta nella sua dignità”.

Il potere della misericordia e della compassione
Talitha Kum, nata nel 2009, è la rete internazionale della Vita Consacrata contro la tratta di persone e favorisce la collaborazione e l’intercambio di informazioni tra donne e uomini consacrati in 70 paesi. Talitha Kum è un’espressione che si trova nel Vangelo di Marco, capitolo 5, versetto 41, e tradotta dall’aramaico significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati”. Queste parole sono rivolte da Gesù alla figlia di Giairo, una dodicenne che giaceva apparentemente senza vita. Il Figlio di Dio, dopo aver pronunciato queste parole la prese per mano e lei immediatamente si alzò e si mise a camminare. La parola “Talitha Kum” ha il potere trasformatore della compassione e della misericordia, che risveglia il profondo desiderio di dignità e di vita assopito e ferito dalle tante forme di sfruttamento.

La tratta priva gli individui della loro dignità e identità
Nel corso dell’appuntamento di ieri presso la sede dell’Unione internazionale delle Superiore Generali, è intervenuta anche Flaminia Vola, coordinatrice regionale per l’Europa Occidentale della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Nel suo discorso ha tracciato una panoramica degli orientamenti pastorali sulla tratta che la sezione Migranti e Rifugiati ha preparato e che, a breve, saranno resi pubblici. “La tratta priva gli individui della loro dignità e identità, li mercifica per il vantaggio di pochi – ha detto – se vogliamo davvero eliminare la tratta di persone la società stessa dovrà cambiare”. “Chi genera la domanda di servizi legati allo sfruttamento di vittime della tratta – ha aggiunto, parlando anche del “confine sempre più sottile” tra “il traffico di migranti e la tratta di persone” – è personalmente responsabile dell’impatto distruttivo del suo comportamento su altri esseri umani e della conseguente violazione dei valori morali”.

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Fonte: Vatican News

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