Tutelare i minori dagli abusi è compito di tutto il popolo di Dio

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Terzo seminario on line per una “Chiesa più sicura”. Lo psicoterapeuta filippino Gabriel Dy-Liacco: tutelare le persone vulnerabili è una missione centrale nella Chiesa. Adesso occorre accelerare le misure di prevenzione e d’intervento, l’ascolto delle vittime è prioritario

Martedì 30 giugno, si è svolto il terzo dei seminari on line per una “Chiesa più sicura”, dedicati alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili. “Vittimologia e modello di sicurezza relazionale” è il tema presentato dallo psicoterapeuta filippino Gabriel Dy-Liacco, membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori.

Rafforzare la presa di responsabilità
Un percorso iniziato l’8 giugno con la “La tutela di bambini, adulti e giovani vulnerabili e l’esigenza di una coerente teologia dell’infanzia”, relatrice suor Nuala Kenny, delle Sorelle della Carità di Halifax, e proseguito il 18 giugno con “La tutela online in tempi di isolamento”, relatore P. Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana.

Convertire i cuori per vincere i timori
Tutelare i minori e le persone vulnerabili è una missione centrale nella Chiesa, che rispecchia il dettato del Vangelo e riguarda non solo il clero ma le famiglie e tutti i fedeli, ha esordito il prof. Dy-Liacco, ricordando quanto più volte sottolineato in merito da Papa Francesco. Ma sono tante le resistenze nella comunità ecclesiale e nella società, che diversamente da Paese a Paese, da cultura e cultura, ostacolano una vera conversione dei cuori, capace anche di contrastare tendenze imperanti nel mondo. C’è quindi ancora molta paura ad operare ed agire prontamente in difesa di chi subisce abusi non solo in ambito ecclesiale ma anche familiare e sociale.

Il messaggio tradito del Vangelo
Tali abusi si verificano nella Chiesa – ha affermato Dy-Liacco – quando il messaggio di Cristo è travisato e tradito e si utilizza il ruolo religioso per compiere un abuso. “Si tratta di qualcosa di più che di atti deprecabili”, aveva denunciato Papa Francesco, ricevendo alcune vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Era il 7 luglio del 2014. “E’ come un culto sacrilego – aveva ammonito – perché questi bambini e bambine erano stati affidati al carisma sacerdotale per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza”. Il Papa aveva chiesto aiuto in questa impresa riparatoria, esprimendo “angustia e dolore” e chiedendo perdono anche “per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso”.

Le vittime di abusi non sono state ascoltate
C’è chi nella Chiesa è venuto meno in passato al suo ruolo di tutore dei vulnerabili, ha sottolineato Dy-Liacco, non li ha protetti abbastanza, soprattutto non ha ascoltato la voce dei minori, non l’ha ritenuta importante, non l’ha rispettata. Ed ancora oggi, non c’è la dovuta attenzione per le vittime di abusi del clero e di altri soggetti in famiglia e nella società, sebbene esistano in massima parte delle congregazioni e delle parrocchie centri di ascolto per varie problematiche. E’ accaduto che gli abusatori – ha proseguito – sono stati nascosti e chi ha denunciato è stato abusato una seconda volta dall’indifferenza. Non basta ordinare agli aggressori periodi di isolamento e riflessione, per poi lasciare che gli stessi tornino al ministero: adesso c’è la possibilità di sollevare gli abusatori – ce ne sono anche di seriali – da tutti gli incarichi.

Prevenzione, interventi e formazione
La problematica degli abusi sessuali, resta difficile da affrontare, ha ammesso Dy-Liacco. Basti pensare al progresso dei temi ambientali dopo la pubblicazione dell’Enciclica Laudato si’, se ne parla in ogni parrocchia, ma non è così per la tutela dei minori. Dobbiamo quindi proporci di fare di più. In che modo? Vi sono tre livelli di prevenzione ed intervento, ha spiegato l’esperto, per sviluppare la sicurezza personale, quella della comunità e quella dei sacerdoti, dove è fondamentale la formazione individuale e interpersonale nella famiglia, nella parrocchia, nel gruppo. Nell’azione preventiva è essenziale l’attività di sorveglianza e di riconoscimento di segnali premonitori; nell’intervento dopo le denunce è essenziale l’assunzione di responsabilità, oltre che misure trasparenti e precise da applicarsi nei casi di reato.

Puntare ad un’educazione consapevole
La strada da percorrere per una risposta soddisfacente agli abusi è ancora lunga sul piano personale, comunitario, istituzionale, così anche i passi avanti – ha constato Dy-Liacco – sono stati diversi da Paese e Paese, collegati alle leggi e alla culture dei popoli e forse ci vorrà un cambio generazionale per ottenere dei cambiamenti radicali, passando attraverso un’educazione consapevole su questa realtà di abusi, che riguarda purtroppo un gran numero di giovani.

Un percorso in quattro tappe
A concludere la serie di webinar sarà, il 6 luglio prossimo, Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, fondatore e presidente di Telefono Azzurro che tratterà il tema “Cura dei bambini dopo il lockdown. In che modo la pandemia ha alterato le nostre relazioni?”. La serie di incontri è promossa dall’Unione internazionale delle Superiore generali (Uisg), in collaborazione con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, il Centro per la tutela dei minori della Pontificia Università Gregoriana e l’associazione Telefono Azzurro. Sarà nostro intento – ha annunciato la segretaria esecutiva dell’Uisg suor Pat Murray – di mettere a disposizione in rete le registrazioni dei seminari, con le relazioni ed il dibattito che ne è seguito, per farne un punto di partenza di un dibattito da approfondire in tutte le sedi possibili ed arricchire di nuovi contributi.

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Fonte: Vatican News

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