Usa, caso Floyd. La Chiesa: sconfiggere il razzismo

Usa, caso Floyd. La Chiesa: sconfiggere il razzismo
Alta tensione a Minneapolis, negli Stati Uniti, dopo la morte dell’afroamericano George Floyd durante un arresto effettuato da alcuni agenti della polizia. Quarto giorno di dure proteste nella città e in altre zone del Paese. La Chiesa locale prega per la vittima ed esorta la società americana a sconfiggere il razzismo e a lavorare per la pace, la verità e la giustizia. La nostra intervista a Paolo Mastrolilli, corrispondente dagli Usa per la Stampa

La morte di George Floyd, l’uomo afroamericano di 46 anni rimasto ucciso per soffocamento durante un arresto a Minneapolis, sta innescando forti tensioni sociali tra comunità nera e istituzioni. Per il quarto giorno consecutivo la città del Minnesota è stata teatro di dure proteste della comunità nera, spesso sfociate in atti di vandalismo. Dimostrazioni anche in altre città. In particolare a Washington, dove i manifestanti hanno protestato davanti alla Casa Bianca. Le autorità hanno applicato severe misure di sicurezza attorno alla residenza presidenziale. Proclamato lo stato d’emergenza ad Atlanta, in Georgia. Intanto l’autopsia sulla vittima esclude al momento una diagnosi di asfissia traumatica o strangolamento. La famiglia Floyd ha, dunque, chiesto un’altra indagine indipendente. Ad aggravare la situazione c’è anche un episodio avvenuto a Detroit, nel Michigan. Un ragazzo di 19 anni è stato ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco sparati da un’auto in corsa. Il giovane faceva parte della folla che stava manifestando per l’uccisione di Floyd.

La preghiera dei vescovi per la vittima, la pace, la verità e la giustizia
I vescovi americani esprimono ferma condanna per l’ennesimo caso di violenza delle forze dell’ordine contro gli afroamericani. In una dichiarazione firmata dai presidenti di sette commissioni della Conferenza episcopale statunitense, i presuli si dichiarano solidali con le comunità nere del Paese e chiedono un’inchiesta che porti a verità e giustizia. Auspicano poi che le proteste di piazza siano pacifiche. I presuli mettono poi al primo posto il rispetto di ogni vita umana, evidenziando che il razzismo negli Usa “non è una cosa del passato, ma un pericolo reale e attuale che deve essere affrontato con decisione”. Di fronte a questa piaga ribadiscono la ferma condanna del razzismo e della xenofobia, già esposta in una Lettera pastorale del 2018. Infine l’invito a tutti i cattolici, in occasione della Pentecoste a pregare lo Spirito Santo e a lavorare “perché lo Spirito della Verità tocchi tutti i cuori” nel Paese e “per la guarigione” di una società spezzata. E ancora condividono il pensiero di monsignor Bernard Anthony Hebda, arcivescovo metropolita di Saint Paule Minneapolis. In una nota il presule parla di un avvenimento “straziante e profondamente inquietante”. “Soprattutto in questo momento in cui la fragilità umana è stata evidenziata dalla pandemia di Covid-19 – afferma monsignor Hebda – siamo chiamati a rispettare il valore e la dignità di ogni individuo, sia che si tratti di civili bisognosi di protezione, sia che si tratti di agenti delle forze dell’ordine incaricati di fornire tale protezione. Ogni vita umana è sacra – ha aggiunto. Infine l’esortazione a pregare per la vittima e per la sua famiglia, ma anche e soprattutto per la pace di tutta la comunità ferita”, e l’impegno a promuovere verità e giustizia.

Pax Christi: sconfiggere il razzismo
“Esprimiamo indignazione per questa ed altre morti, che mostrano un totale disprezzo per la vita e per la dignità del popolo di colore nella nostra nazione”. Così si legge nel comunicato di Pax Christi Usa, sulla vicenda di George Floyd. Il comunicato ribadisce l’impegno dell’organismo “a lavorare per smantellare il razzismo sistemico in tutte le sue forme e la piaga della brutalità della polizia”. Il comunicato invita, inoltre, a promuovere la vocazione di Pax Christi Usa alla pace e il suo impegno alla non violenza evangelica per affrontare ogni forma di razzismo. Il lutto per la morte di George Floyd – si legge ancora – deve trasformarsi nell’azione necessaria “per guarire il nostro mondo e smantellare il razzismo che sostiene una cultura della morte”.

Una morte causata da problemi irrisolti
Secondo Paolo Mastrolilli, corrispondente negli Usa per il quotidiano “La Stampa” e profondo conoscitore della realtà americana, la morte di George Floyd è avvenuta in un clima di profonda divisione sociale.

La comunità afroamericana, come anche altre minoranze, ad esempio l’ispanica, quella asiatica e quella dei nativi americani, vive una condizione di discriminazione e di impossibilità di accedere alle stesse opportunità economiche, lavorative e sociali del resto della popolazione. Questo genera il malcontento, a volte anche violento, da parte delle minoranze che, in concomitanza con episodi del genere, esplode generando situazioni incontrollabili.

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Fonte: Vatican News

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