Vescovi Costa Rica: la persona sia al centro di ogni politica

Vescovi Costa Rica: la persona sia al centro di ogni politica
Numerose manifestazioni di protesta stanno scuotendo, in queste settimane, la Repubblica di Costa Rica, in America Centrale. A scendere in piazza contro la riforma del sistema scolastico ed educativo sono soprattutto gli insegnanti ed educatori, cui si sono uniti gli studenti. Le proteste hanno generato alcuni scontri con le forze di polizia, che hanno causato diversi feriti. Il primo luglio, il ministro dell’Educazione, Edgar Mora, ha rassegnato le dimissioni

In merito alla situazione in Costa Rica, la Conferenza episcopale (Cecor) ha diffuso un comunicato, firmato da tutti i vescovi, nel quale esorta a “mettere sempre la persona al centro” di ogni attività politica e progetto legislativo. “I vari settori della società – scrivono i presuli – hanno tutto il diritto di manifestare e di essere ascoltati”. In questo caso, “il popolo chiede una maggiore giustizia sociale, opportunità di lavoro, un’educazione integrale e non ideologizzata, che rispetti i valori etici e morali, un’educazione di qualità, una distribuzione più equa della ricchezza, un’attenzione ai piccoli imprenditori”.

No alla violenza, sì al dialogo
Perciò, “è il momento di avviare davvero un processo di dialogo concreto e costruttivo, nel quale si facciano proposte e si sappia ascoltare”, guardando al bene comune e senza anteporre interessi particolari. In questo modo, verrà accantonata “ogni tentazione di ricorrere alla violenza che non porta mai a nulla di positivo”. “La pace sociale – concludono i presuli – è fondamentale, ma per costruire è richiesta la volontà di tutti”.

Cosa dice la riforma del sistema scolastico
A scatenare le proteste – riporta l’Agenzia Sir – la riforma del sistema scolastico ed educativo, voluta dal presidente Carlos Alvarado. In particolare viene contestata la così detta “Educazione duale”, ovvero l’offerta di stage formativi in aziende private destinati agli studenti delle scuole superiori giunti quasi al termine del loro percorso formativo. Secondo il governo, tale sistema garantirebbe ai giovani maggiori opportunità di impiego, mentre per i sindacati si corre il rischio di creare manodopera a basso costo, senza alcuna tutela dei diritti spettanti ai lavoratori che, per lo più, non completerebbero il regolare ciclo di studi.

Il precedente di un anno fa
Le proteste di questi ultimi giorni richiamano quelle avvenute circa un anno fa, a settembre 2018: in quel caso, uno sciopero generale degli impiegati pubblici aveva paralizzato il Paese per circa 10 giorni. Al centro della protesta, i tagli alla spesa pubblica nel settore dei servizi e l’aumento della pressione fiscale. Anche un anno fa, i violenti scontri tra manifestanti e polizia provocarono diversi feriti e persino la morte di un ragazzo di 17 anni, colpito da proiettile sparato dalle forze dell’ordine. Le manifestazioni si fermarono solo dopo un incontro chiarificatore fra governo e l’Union Sindacal, un conglomerato di associazioni sindacali, tra cui quelle degli insegnanti e degli operatori ospedalieri. Al tavolo delle trattative, si erano seduti anche alcuni vescovi, in rappresentanza della Conferenza episcopale.

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Fonte: Vatican News

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