Vincere la superbia è superare le pochezze del nostro piccolo mondo

Vincere la superbia è superare le pochezze del nostro piccolo mondo
Il punto sull’attività del Papa e della Santa Sede. Francesco ha celebrato stamattina la Messa a Santa Marta, quindi ha incontrato alcuni Patriarchi delle Chiese cattoliche d’Oriente e i partecipanti al Convegno sul tema: “Educazione: il Patto Mondiale”. Nuova intervista per Tv 2000. Alcune riflessioni del cardinale Parolin durante un convegno a Roma

Il Papa ha ricevuto oggi alcuni Patriarchi cattolici giunti da Libano, Siria, Iraq ed Egitto. Tra questi, il cardinale Louis Raphaël Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei. Intervistato da Radio Vaticana-Vatican News, il porporato ha detto che il Papa ha ribadito la sua vicinanza a queste comunità cristiane che vivono in difficoltà e ha assicurato la sua preghiera. Francesco ha espresso nuovamente il suo desiderio di visitare l’Iraq: “Purtroppo – ha osservato Sako – per adesso le condizioni non sono favorevoli. Forse alla fine dell’anno, vedremo se ciò sarà possibile”. Piccole comunità cristiane che testimoniano la fede anche nella sofferenza.

Tutti subiamo la tentazione della superbia e della vanità. Il nostro Ego, così minuscolo di fronte all’universo, rischia di diventare immenso nel nostro piccolo mondo. Il Papa, durante la Messa mattutina a Santa Marta, commentando il Vangelo odierno, ha sottolineato che la via cristiana è quella dell’umiltà. Come hanno indicato Gesù e Giovanni Battista. Entrambi hanno scelto la strada dell’umiliazione e sono finiti nel modo più umiliante. Non per masochismo, ma perché chi ama diminuisce, mentre l’altro deve crescere. Si ama solo se si è umili. Anche nella Chiesa c’è la tentazione della superbia, osserva Francesco: “Quando cerchiamo di farci vedere, nella Chiesa, nella comunità, per avere una carica o un’altra cosa, quella è la strada del mondo, è una strada mondana, non è la strada di Gesù. E anche ai pastori può accadere questa tentazione di arrampicamento: ‘Questa è un’ingiustizia, questa è un’umiliazione, non posso tollerarla’. Ma se un pastore non segue questa strada, non è discepolo di Gesù: è un arrampicatore con la veste talare. Non c’è umiltà senza umiliazione”.

Non c’è vera cultura nella superbia. Parlando ai partecipanti al seminario promosso dalla Pontifica Accademia delle Scienze Sociali su “Educazione: il Patto Mondiale”, Francesco ha esortato a “superare le ‘pochezze’ che ci rinchiudono nel nostro piccolo mondo” per aprirci a tutte le culture, “rispettando tutte le tradizioni”. Le nuove generazioni “devono comprendere con chiarezza la loro tradizione e cultura – questo non si negozia, non è negoziabile – in relazione alle altre, in modo da sviluppare la propria auto-comprensione, affrontando e accettando la diversità e i cambiamenti culturali. Si potrà così promuovere una cultura del dialogo, dell’incontro e della reciproca comprensione, in modo pacifico, rispettoso e tollerante. Un’educazione che renda capaci d’individuare e promuovere i veri valori umani in una prospettiva interculturale e interreligiosa” capaci di “creare un’umanità più fraterna”. La prima sfida mondiale resta quella di portare l’educazione ai tantissimi che ancora oggi ne sono privi, nonostante i progressi compiuti. Un’altra sfida è quella posta dalla rottura del cosiddetto “patto educativo” tra la famiglia, la scuola, la patria e il mondo, la cultura e le culture. Oggi – ha detto il Papa – occorre un nuovo patto educativo in cui la famiglia possa essere protagonista, in alleanza con i docenti (purtroppo “sempre sottopagati”) e le altre istituzioni, in modo che nessuno sfugga alle sue responsabilità. Ci vuole umiltà per superare le pochezze del nostro piccolo mondo: solo così l’educazione potrà essere “più umana ed equa” e la società più sana, felice e capace di creare bellezza.

La superbia può entrare nel modo stesso di vivere la fede. Ne ha parlato il Papa in una nuova intervista con don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. L’intervista, di cui è stata data una anticipazione, sarà trasmessa in 8 puntate su Tv2000 a partire da lunedì 17 febbraio. La superbia è in quelle teorie che presentano un Dio astratto, ideologico, e ti provano la sua esistenza come fosse una questione matematica. La superbia è in quei “cristiani troppo puliti che hanno tutte le verità, sanno la ortodossia, la dottrina vera … ma sono incapaci di sporcarsi le mani per aiutare qualcuno a sollevarsi, non sanno sporcarsi le mani”. L’umiltà dei santi è aver capito che la fede è credere in un Dio che è Padre, umiltà è usare un linguaggio d’amore, differente dal linguaggio intellettuale. Questo è il cristianesimo che viene sempre perseguitato perché è una minaccia da annientare: “La storia del cristianesimo è una storia di persecuzione”.

Il linguaggio della santità è l’amore concreto che diventa “annuncio sempre attuale di speranza da rivolgere al mondo”. È quanto ha detto ieri pomeriggio il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin durante un convegno a Roma. Il mondo, “oggi più che mai”, ha bisogno di questi testimoni “attraenti e felici” che parlino della bellezza di Dio con l’esempio più che con le prediche. A margine dell’incontro, interpellato dai giornalisti sulle polemiche mediatiche che hanno riguardato di recente la Chiesa, il porporato ha risposto che “anche nella Chiesa c’è il peccato e da questo dobbiamo convertirci tutti i giorni”. Ma ha esortato a non ridurre la visione della comunità ecclesiale come “un luogo dove si scontrano le fazioni più diverse, dove ci sono gruppi di pressione, gruppi di potere, cordate. Nella Chiesa c’è di tutto” – ha aggiunto – ma ridurre tutto a queste categorie è “mortificante della realtà della Chiesa e leggere soltanto in tale ottica davvero non rende ragione di quello che è la Chiesa”. L’invito del cardinale Parolin è andare “al di là di questi criteri e di queste categorie e vedere invece quanto nella Chiesa si sta facendo di bene, di positivo, quando, pur nella difficoltà che c’è in ogni relazione umana, si sta costruendo in favore degli uomini e del mondo di oggi”.

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Fonte: Vatican News

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