Yemen, separatisti: sì a colloqui di pace

Yemen, separatisti: sì a colloqui di pace
In Yemen, il leader dei separatisti del sud si è detto disposto a partecipare ai colloqui di pace mediati dall’Arabia Saudita. L’apertura arriva dopo gli scontri degli ultimi giorni nella zona portuale di Aden, che secondo le Nazioni Unite sono costati la vita ad almeno 40 persone.

Si apre uno spiraglio di tregua in Yemen, dopo gli scontri in corso dall’8 agosto tra separatisti del sud e governo internazionalmente riconosciuto. Il leader del Consiglio transitorio del Sud Aidarus al-Zubaidisi si è detto disposto a partecipare ai colloqui di pace mediati dall’Arabia Saudita e si è inoltre impegnato a rispettare una tregua ad Aden, dove i separatisti hanno preso il controllo del palazzo presidenziale.

Le vittime
I dati diffusi dalle Nazioni Unite riferiscono dell’uccisione di 40 persone e del ferimento di altre 260 nei recenti scontri degli ultimi giorni nel porto meridionale di Aden. “E’ scoraggiante il fatto che durante le celebrazioni di Eid-al-Adha ci siano famiglie in lutto per la morte dei loro cari invece di essere impegnate a celebrare in pace ed armonia”, ha dichiarato la coordinatrice umanitaria dell’Onu per lo Yemen, Lisa Grande.

La tregua
“Se dovesse reggere la tregua – afferma a Radio Vaticana Italia, Giuseppe Dentice, ricercatore specializzato in questioni mediorientali all’Università Cattolica e all’Ispi – potrebbe portare effettivamente a dei colloqui di pace, a cui dovrebbero partecipare, oltre che l’Arabia Saudita e i suoi alleati, anche i separatisti del sud. Questo passo potrebbe portare a un passo di distensione politica”.

Situazione umanitaria sempre difficile
Quanto accaduto negli ultimi giorni rischia di compromettere ulteriormente la già grave situazione umanitaria del Paese. “Gli scontri non hanno facilitato la fruizione dei beni e la possibilità di accedere agli aiuti umanitari – continua Dentice – e sicuramente non ha aiutato minimamente le strutture sul posto già deboli. La situazione umanitaria deve essere monitorata perché dagli sviluppi della guerra dipendono tante altre questioni, non ultima quella umanitaria, che è estremamente grave e pericolosa. In 4 anni ha portato a danni irreparabili come carestie, colera e fame a livelli di povertà inimmaginabile”.

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Fonte: Vatican News

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